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Morire in carcere: Stefano Cucchi - aggiornamenti -
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Se effettivamente c'e stato pestaggio e se e stato opera di un membro delle FDO , il fatto e gravissimo e meriterebbe una punizione esemplare : le forze dell'ordine rappresentano lo stato e , a difetto di un'utopica giustizia , dovrebbero in un certo senso incarnare la legge o almeno una certa forma di legalita coercitiva ; e per questo motivo che tollerare dei comportamenti illegittimi emananti dalle FDO sarebbe (scusate , é) socialmente pericolosissimo.
La pericolosita di certi comportamenti viene spesso sottovalutata prendendone la misura soltanto in funzione della gravita delle conseguenze che hanno determinato nella concretezza di un caso specifico.
La reale pericolosita di atti del genere e di una loro eventuale impunita e potenziale , si tratta di una forma di arbitrario : quello che forse e successo a questo ragazzo poteva succedere a chiunque , a me come a voi...e se e vero che "certi individui possono andare a cercarsela piu di altri" , cio non toglie nulla all'assurdita di una tale affermazione in un contesto del genere ; il fatto di "andarsela a cercare" non ha nulla di oggettivo ne tanto meno di legale , si tratta di una "terminologia" che appartiene alla sfera dell'insieme dei rapporti tra privati ed e assolutamente inconcepibile applicarla alla qualifica di un comportamento (qualsiasi esso sia) intervenuto in un rapporto tra un cittaino e lo stato (alias il rappresentante delle FDO).
Detto questo , anche io ho visto le foto e mi sembra perlomeno esagerata la sicurezza con la quale alcuni sembrano trarre certe conclusioni ; vi ricordo che un'autopsia deve essere effettuata da esperti in materia , non si fa a occhio e sopratutto non si fa tramite foto.
La ferite che vengono evidenziate in quelle foto sono certamente poco usuali per una caduta (e verosimilmente saranno anche dovute ad altro , non lo metto in dubbio) ma non forniscono certamente elementi sufficienti a determinare da cosa siano state causate e in quali circostanze.
R.I.P.
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Originariamente Scritto da Free91 Visualizza Messaggionon puoi paragonare un 15 enne che si fuma una canna con un 31enne in giro con dell erba...si pressuppone che a 31 anni hai la maturita giusta per evitare certe cose
e cmq sia ripeto..anche se lo trovavano con 30 kg cmq sia le mani gli sbirri se le tengano in tasca
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Originariamente Scritto da boss123 Visualizza Messaggiouna curiosità--
ulitima foto?...gli han rotto la schiena a suon di botte? non capisco il livido evidenziato accanto alla mano dell'operatore..
Cmq è il gesto compiuto dal solito esaltato con la divisa...purtroppo, in Italia si concede il privilegio di indossare una divisa con troppa facilità, ed una volta indossata, eludere gli eventuali controlli è un gioco da ragazzi...
Se non cambia la politica interna delle forze armate stesse, cose del genere saranno sempre più frequenti.
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Qua cè un vizio di forma a prescindere, La Russa in ogni occasione si preoccupa di giustificare, difendere e cmq smorzare i toni se i diretti interessati sono le forze dell'ordine, facendoli passare sempre e cmq per i paladini della verità e della libertà, ma pensa davvero che la gente è nata al monte del sapone? Il ragazzo nn era un santo, certo un tossicodipendente ex-eroinomane è sicuramente uno che fà o ha fatto una vita deprecabile, ma nn è un omicida o un pedofilo che viene pestato a sangue e muore così.Che poi stiamo parlando di uno che fisicamente era un cadavere ambulante, cioè uno che nn è neanche in grado di oppore una resistenza fisica decente, per cui voglio vedere che si inventano.Le istituzioni nn capiscono che difendendo a spada tratta l'autorevolezza delle forze dell'ordine, che è già precaria, và sempre più dissipandosi.Se per una volta fosse fatta chiarezza, senza favoreggiamenti di sorta e con una certezza a livello di sanzioni penali, si darebbe prova che forse nn è completamente andato a puttane questo paese.Il fisico del ragazzo poteva avere già traumi o tumefazioni ma per ridursi cosi si deve essere fatto una rampa di scale da 300 scalini, perchè sembra sia gli abbia camminato sopra una folla di gente.Se era già ferito andava prima piantonato in ospedale e poi processato e non viceversa.E la cosa più triste è che finire tutto a taralucci e vino, per l'ennesima volta...YOU WANT SOMETHING?GO AND GET IT.PERIOD.
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di Pancho Pardi
Sulla morte di Stefano Cucchi il Fatto e
altri giornali hanno ricostruito la sequenza
degli eventi che ha portato all’i nverosimile
esito. Parlamentari di vari
gruppi hanno presentato interrogazioni.
E il ministro della Giustizia ha già dato
prova di voler ridurre tutto a tragica casualità.
Ma per quanto si possa essere ben disposti
alla credulità non è possibile accettare
una banalizzazione così offensiva.
Chi può credere che tutte quelle ferite
così varie e specifiche possano essere
l’effetto di una caduta dalle scale?
Una caduta sulla scala può produrre fratture
al coccige, alla mandibola e intrusione
dell’occhio destro nell’orbita? In
quali e quanti ostacoli il corpo dovrebbe
essersi imbattuto? E se davvero Cucchi
fosse caduto dalle scale, perché chi doveva
occuparsi di lui non l’ha fatto subito?
E perché la famiglia è stata tenuta
fino alla fine all’oscuro dell’agonia e della
morte?
E’ d’obbligo in questi casi rimettersi alle
indagini del magistrato. Ma c’è una dimensione
di cui ci si può occupare subito
senza attendere risultati giudiziari:
il carattere sciatto e perfino sprezzante
dei comunicati ufficiali emessi da carabinieri
e polizia penitenziaria. Il maggiore
dei carabinieri, comandante della
compagnia che ha effettuato l’ar resto,
arriva a dire che “le nostre camere di
sicurezza non sono certo un albergo a
cinque stelle”. Ne dobbiamo dedurre
che la scomodità giunge fino alla mancata
garanzia di sopravvivenza degli arre
s t a t i ?
Negli ultimi anni il caso di Cucchi non è
l’unico del genere. Ed è già noto l’elenco
dei casi più clamorosi, a partire dall’a ssassinio
di Federico Aldrovandi, i cui autori
condannati in primo grado sono ancora
al loro posto. La ripetizione e la
frequenza di morti inspiegabili in stato
di detenzione fa sorgere più di un dubbio.
Si può sospettare che, sui corpi di
tossicodipendenti o arrestati per possesso
di droghe, ignoti possano infierire
senza troppo timore di punizioni? L’i mpunità
dei titolari del potere politico, ricercata
nelle forme più varie e sempre in
contrasto con la Costituzione, non sta
per caso diventando un esempio deteriore
per i componenti di quelle che, in
casi come questi, è sempre più arduo
riconoscere come le forze dell’o rd i n e ?
In queste stesse forze, negli ultimi decenni,
quotidiano impegno e difficili lotte
sindacali hanno fatto avanzare la democrazia.
Se poliziotti e carabinieri democratici
non faranno sentire la loro voce
contro il contagio dell’impunità anche
la democrazia che hanno conquistato
sarà messa a rischio. E ciò avverrà a
danno di tutti i cittadini.Originariamente Scritto da gorgoneè plotino la chiave universale per le vagineOriginariamente Scritto da gorgonesecondo me sono pazzi.
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Articolo tratto dalla "Stampa" e comparso anche su altri quotidiani:
"Pestalo ma senza farti vedere" - LASTAMPA.it
Pestalo ma senza farti vedere"
Testimonianza-choc a Teramo: voci di due agenti registrate e inviate a un giornale FULVIO MILONE
TERAMO
La voce si sente chiara e forte: «In sezione un detenuto non si massacra. Si massacra sotto... Abbiano rischiato una rivolta perché il ***** ha visto tutto». E’ la registrazione di un colloquio che sarebbe dovuto rimanere segreto fra due agenti di custodia del carcere di Castrogno, a Teramo, ma che un anonimo ha invece riversato su un cd fatto arrivare tre giorni fa alla redazione del quotidiano locale «La Città». La conversazione si riferisce evidentemente al pestaggio di un detenuto, una brutta storia su cui la magistratura ha aperto un’inchiesta.
Il dialogo è crudo, esplicito. La prima voce insiste: «Abbiano rischiato una rivolta eccezionale, una rivolta...». La seconda borbotta una vaga giustificazione. «Ma perché, scusa, non lo sai che ha menato al detenuto in sezione?», incalza il primo uomo, e l’altro replica: «Non c’ero, non so niente». La risposta è immediata e brutale: «Ma se lo sanno tutti!... In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto».
I giornalisti del «Centro» sono riusciti a dare un nome e un volto alla voce che parla del pestaggio: è quella di Giovanni Luzi, comandante di reparto degli agenti della polizia penitenziaria di Castrogno. Il caso di Teramo ha acceso un altro riflettore sulle condizioni di vita drammatiche nelle carceri italiane. «La violenza gratuita non appartiene alla cultura dei poliziotti penitenziari in servizio a Teramo, uomini che pur tra mille difficoltà mostrano senso del dovere, abnegazione e professionalità», hanno commentato i rappresentanti sindacali degli agenti di custodia.
Ma come giustificare quel dialogo dal contenuto inequivocabile? Nel carcere, ieri, si è recata la deputata radicale Rita Bernardini. «Ho parlato con il comandante Luzi - dice -. Mi ha confermato che la voce nella registrazione è sua, precisando però che quelle parole sono state estrapolate da un contesto diverso da quello che si immagina dopo avere ascoltato il cd». E ha spiegato, Luzi, che quel verbo, «massacrare», in realtà l’ha usato al posto di un altro: «Rimproverare». Rita Bernardini appare molto cauta: «Ho parlato con quasi tutti i detenuti, e devo dire che nessuno ha fatto riferimenti a pestaggi o violenze».
Ciò non toglie, aggiunge la deputata radicale, che le condizioni di vita nel carcere di Teramo siano insopportabili: «I reclusi sono 400, mentre dovrebbero essercene solo 250. Quasi nessuno studia o lavora. Vivono 20 ore su 24 in celle sovraffollate, umide e prive di riscaldamento». La situazione, aggiunge Rita Bernardini, non migliora per quanto riguarda il personale: «a Teramo dovrebbero lavorare 210 agenti, invece ce ne sono 185. In queste condizioni è inevitabile che la tensione salga alle stelle: il carcere di Castrogno è una vera polveriera».
Il sostituto procuratore della Repubblica David Mancini, che conduce l’inchiesta, si è fatto consegnare il cd con i colloqui fra gli agenti di custodia. E’ probabile che la registrazione sia stata effettuata di nascosto da un collega di Luzi e del suo interlocutore anche se, nella lettera che accompagna il dischetto inviato al giornale, l’anonimo si definisce un detenuto stanco delle vessazioni che avvengono nel carcere.Pull me under Pull me under
Pull me under I’m not afraid
All that I feel is honor and spite
All I can do is set it right
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Originariamente Scritto da In corpore sano Visualizza MessaggioArticolo tratto dalla "Stampa" e comparso anche su altri quotidiani:
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Pestalo ma senza farti vedere"
Testimonianza-choc a Teramo: voci di due agenti registrate e inviate a un giornale FULVIO MILONE
TERAMO
La voce si sente chiara e forte: «In sezione un detenuto non si massacra. Si massacra sotto... Abbiano rischiato una rivolta perché il ***** ha visto tutto». E’ la registrazione di un colloquio che sarebbe dovuto rimanere segreto fra due agenti di custodia del carcere di Castrogno, a Teramo, ma che un anonimo ha invece riversato su un cd fatto arrivare tre giorni fa alla redazione del quotidiano locale «La Città». La conversazione si riferisce evidentemente al pestaggio di un detenuto, una brutta storia su cui la magistratura ha aperto un’inchiesta.
Il dialogo è crudo, esplicito. La prima voce insiste: «Abbiano rischiato una rivolta eccezionale, una rivolta...». La seconda borbotta una vaga giustificazione. «Ma perché, scusa, non lo sai che ha menato al detenuto in sezione?», incalza il primo uomo, e l’altro replica: «Non c’ero, non so niente». La risposta è immediata e brutale: «Ma se lo sanno tutti!... In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto».
I giornalisti del «Centro» sono riusciti a dare un nome e un volto alla voce che parla del pestaggio: è quella di Giovanni Luzi, comandante di reparto degli agenti della polizia penitenziaria di Castrogno. Il caso di Teramo ha acceso un altro riflettore sulle condizioni di vita drammatiche nelle carceri italiane. «La violenza gratuita non appartiene alla cultura dei poliziotti penitenziari in servizio a Teramo, uomini che pur tra mille difficoltà mostrano senso del dovere, abnegazione e professionalità», hanno commentato i rappresentanti sindacali degli agenti di custodia.
Ma come giustificare quel dialogo dal contenuto inequivocabile? Nel carcere, ieri, si è recata la deputata radicale Rita Bernardini. «Ho parlato con il comandante Luzi - dice -. Mi ha confermato che la voce nella registrazione è sua, precisando però che quelle parole sono state estrapolate da un contesto diverso da quello che si immagina dopo avere ascoltato il cd». E ha spiegato, Luzi, che quel verbo, «massacrare», in realtà l’ha usato al posto di un altro: «Rimproverare». Rita Bernardini appare molto cauta: «Ho parlato con quasi tutti i detenuti, e devo dire che nessuno ha fatto riferimenti a pestaggi o violenze».
Ciò non toglie, aggiunge la deputata radicale, che le condizioni di vita nel carcere di Teramo siano insopportabili: «I reclusi sono 400, mentre dovrebbero essercene solo 250. Quasi nessuno studia o lavora. Vivono 20 ore su 24 in celle sovraffollate, umide e prive di riscaldamento». La situazione, aggiunge Rita Bernardini, non migliora per quanto riguarda il personale: «a Teramo dovrebbero lavorare 210 agenti, invece ce ne sono 185. In queste condizioni è inevitabile che la tensione salga alle stelle: il carcere di Castrogno è una vera polveriera».
Il sostituto procuratore della Repubblica David Mancini, che conduce l’inchiesta, si è fatto consegnare il cd con i colloqui fra gli agenti di custodia. E’ probabile che la registrazione sia stata effettuata di nascosto da un collega di Luzi e del suo interlocutore anche se, nella lettera che accompagna il dischetto inviato al giornale, l’anonimo si definisce un detenuto stanco delle vessazioni che avvengono nel carcere.
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IL MANIFESTO
INTERVISTA | di Francesca Pilla - NAPOLI
NAPOLI
«Così mi hanno pestato Lo fanno con i "piccoli"»
La denuncia: agenti come belve
«Le prime botte le prendi all'ufficio matricola e poi continua così. Ti picchiano con manganelli o a mani nude, quando entri in carcere capisci che non vali niente, che non hai diritti. È come una giungla. Devi subito accettare le regole altrimenti sei morto, non intendo fisicamente, anche se può capitare». S.F. è un trentacinquenne, ex dipendente di una nota azienda italiana (ora aspetta il reintegro), è entrato a nell'istituto di pena di Poggioreale a Napoli per motivi analoghi a quelli di Stefano Cucchi, lo scorso maggio, e ne è uscito dopo una settimana sulle sue gambe. Ma poteva anche non andare così.
Chi ti ha picchiato?
Le guardie carcerarie, chiamati assistenti, ma credetemi sono delle belve. Qualcuno più umano c'è ma nel nostro padiglione, il Firenze, che insieme all'Avellino raccoglie chi arriva per la prima volta in carcere, sono i peggiori.
Perché?
Perché in questi settori non ci sono i detenuti di lungo corso o i camorristi, ma persone che non sono mai state in galera. E le guardie si sfogano, senza paura, perché dicono che noi siamo pesc' e cannuccia', insomma gente che non conta niente. Non mischiano le matricole con i recidivi. Lo capisci subito appena entri, e se non lo capisci te lo dicono gli altri al passeggio: «Qui si pigliano 'e mazzat'».
Quando te le hanno suonate per la prima volta?
Al reparto matricole. Mi avevano preso le impronte digitali, poi uno mi ha fissato negli occhi e mi ha dato uno schiaffo: «Che guardi a fare?», mi ha detto. Allora ho tenuto lo sguardo basso tutto il tempo, mentre restavo in mutande o facevo le flessioni. Sono stato ad aspettare credo per almeno due ore con gli altri nuovi detenuti, ogni minuto sentivi il rumore di un "pacchero", o le urla di qualcuno.
Una volta in cella è andata meglio?
Almeno parli con qualcuno che ti dà indicazioni, ti spiega chi è il più nervoso tra i secondini, ti dicono di non farti trovare in pantaloncini quando c'è tizio, di non chiedere nulla a caio. Ma soprattutto ti mettono in guardia per la conta, che si fa mattina, pomeriggio e sera. Devi sempre tenere le mani dietro la schiena e lo sguardo basso, se alzi la testa le prendi di santa ragione. Non lo fanno subito, aspettano la notte, entrano e ti bastonano nella branda.
A te è capitato?
No, però dopo un giorno che stavo lì, eravamo otto in una cella, due miei compagni giocavano con dei cartoncini che avevano disegnato a mano, perché è vietato avere le carte. Un secondino li prese e li portò via, tornarono con la schiena tumefatta e le mani gonfie. Ci dissero che avevano preso manganellate ovunque, ma che gli avevano messo le coperte sui polsi per non lasciare segni.
Poi cosa è successo?
La sera arrivò una guardia e ci disse che il secondino dalla torretta aveva visto qualcuno nella stanza affacciato alla finestra. Presero G. e lo portarono via. Poi vennero a prenderci tutti e ci dissero: «Non vuole confessare, ora v'accirimm', sti figli 're cas' popolari». Ci condussero nei sotterranei, in quello che i detenuti chiamano reparto Dx, non lo so perché ma ha questo nome. Qui erano in quattro, tutti incappucciati, che iniziarono a prenderci a manganellate, schiaffi e calci.
Cosa pensavi in quel momento?
Che non la smettevano più. Avevo paura che non sarei uscito più perché quella punizione sarebbe stata annotata da qualche parte. In realtà loro non dicono niente a nessuno, ti picchiano e basta.
È una cosa normale?
Io sono stato lì una settimana e mi è capitato quattro volte. Ma ho capito che era un'abitudine quando nella cella di fronte alla nostra c'era una persona stesa nel letto che non partecipava alla conta. Era cardiopatico e non stava bene. Invece di portarlo al pronto soccorso per tre giorni lo hanno colpito nella brandina, lui respirava a fatica, noi non potevamo fare niente. Una sera è stata chiamata una dottoressa, erano le 11, non lo dimenticherò più. Lei disse: «Sta bene, sta fingendo». La mattina dopo era morto. Così hanno cambiato alcuni secondini e abbiamo avuto un attimo di respiro. Poi sono uscito.
Secondo la tua esperienza Stefano Cucchi può essere morto per le botte prese?
Assolutamente sì. Io sono alto un metro e 90 e peso 98 chili, se un ragazzo magro e più fragile avesse preso le bastonate che mi hanno dato, minimo si sarebbe spezzato le costole. Per questo quando ci facevano scendere tutti insieme i più grossi cercavano di coprire quelli più piccoli.
Perché non hai denunciato quello che ti è accaduto?
Secondo voi avrei trovato qualcuno disposto a testimoniare con me? E se anche l'avessi trovato è la parola di ex-detenuti contro lo stato. Nessuno parlerà mai.
ByeOriginariamente Scritto da TheSandmanBrunetta li ha anticipati spregiandoli, ma altrimenti sarebbe finito all'incontrario.
.Passate a trovarmi e lasciate un messaggio, thx.
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assurdo, che schifo, che schifo.
Impressionante
Perché in questi settori non ci sono i detenuti di lungo corso o i camorristi, ma persone che non sono mai state in galera. E le guardie si sfogano, senza paura, perché dicono che noi siamo pesc' e cannuccia', insomma gente che non conta niente.Secondo voi avrei trovato qualcuno disposto a testimoniare con me? E se anche l'avessi trovato è la parola di ex-detenuti contro lo stato. Nessuno parlerà mai.
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Non so perché ma mi vengono in mente le immagini di "Sorvegliato speciale"con Stallone; e tanti altri film girati in ambienti carcerari... Cose che ti aspetti di vedere... Solo nei film...
Stanno uscendo delle possibili verità che hanno dello sconvolgente.
Uomini privati dei diritti minimi solo perché hanno un debito, anche modestissimo, con la giustizia. Hai sbagliato una volta, sei un pesciolino che non vale niente (come intervista qui sopra) e rischi di essere trattato come se fossi il peggior animale da macello... Senza possibilità di critica, di protesta, di denuncia... Emerge un ambiente carcerario che più che un istituto di detenzione potrebbe essere il parco giochi di chi ci lavora, i secondini, le guardie, che picchierebbero solo per il gusto di farlo, solo per un loro capriccio... Non ti alzi dalla branda perché ti senti male? Osi rispondere alle soverchierie di un secondino? Ti permetti di alzare lo sguardo? Arrivano e ti pestano a sangue...
Mi auguro che le cose non stiano così.Ciao.
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Originariamente Scritto da ikuape86 Visualizza Messaggiomi dite cosa ci differenzia dalla corea o dalla cina?
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