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A ok , difatti ormai e' pure mal visto parlare e provarci con una ragazza , non sia mai che ti denuncia per molestie e stalking.
quindi meglio rimanere in cameretta e camminare per strada a testa bassa e cul o stretto....che il mondo e' un brutto posto.
Contenti voi...poi non lamentiamoci se le nostre donne si fanno chiavare dai ral 9000 o chiunque abbia un briciolo di testo nelle palle
Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.
Basterebbe guardarmi un faccia per cambiare idea , poi che per strada le prenda e' molto probabile ma nel mio quotidiano non mi faccio problemi a ridimensionare lo stronzo di turno.
Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.
Basterebbe guardarmi un faccia per cambiare idea , poi che per strada le prenda e' molto probabile ma nel mio quotidiano non mi faccio problemi a ridimensionare lo stronzo di turno.
Allora potevi accettarlo l' incontro con Lorenzo993 !
Pensavo mi scrivesse uscito dall'autostrada invece niente
Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.
Un mio amico è stato accoltellato (o forse addirittura tagliato con bottiglia rotta non ricordo) da due ragazzini di "45 " kg , al tempo minorenni. Lui ne aveva un 24. Hanno mirato direttamente al collo, pochi mm e crepava sul posto. Chiaramente metodo vigliacco sucker punch
Questo mio amico faceva al tempo bjj a livello agonistico ed era (lo è ancora) un cucciolo di 195 per 110kg
Quindi facciamoci meno film
genova ( posto peggiore del mondo secondo H ) o Big city ?
Originariamente Scritto da Pesca
lei ti parla però, ti saluta, è gentile, sei tu la merda hunt
...E finalmente la Meloni alla camera, durante il dibattito sul riarmo, dice una cosa di destra. Legge il "manifesto di Ventotene" di cui si sono riempiti la bocca i sinistri dal giorno della manifestazione pro UE messa su da Repubblica a Roma, e si scopre che questo famoso manifesto contiene passaggi che definire imbarazzanti è dire poco:
Meloni legge un manifesto di Ventotene, le citazioni. Le urla delle opposizioni
La premier ha quindi iniziato la serie di citazioni, "a beneficio di chi ci guarda da casa e per chi non dovesse averlo mai letto": "La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista"; "La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso"; "Nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente"; "Nel momento in cui occorre la massima decisione e audacia, i democratici si sentono smarriti, non avendo dietro di sé uno spontaneo consenso popolare, ma solo un torbido tumultuare di passioni";
"La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria". E mentre in aula risuonavano urla e proteste delle opposizioni, Meloni si è rivolta verso i banchi del centrosinistra dicendo "fermi, fermi", ed è intervenuto anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana per richiamare all'ordine.
Il partito rivoluzionario, ha ripreso poi Meloni proseguendo nelle citazioni del Manifesto di Ventotene, "attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto non da una preventiva consacrazione da parte dell'ancora inesistente volontà popolare, ma dalla coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna. Dà in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale alle informi masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato, e intorno ad esso la nuova vera democrazia".
"Non so - ha concluso la presidente del Consiglio rivolta alle opposizioni - se questa è la vostra Europa ma certamente non è la mia".
Quel manifesto pare scritto da Marx...i sinistri si ispirano a quella roba lì per la loro "idea di Europa"? La Meloni ha avuto un colpo di genio nel leggerlo davanti a tutti.
...ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni
«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta»
Come sostiene la FACCIA della politica italiana, altro non è che una distrazione pianificata per buttarla in caciara.
Cosi, aggiungo, ci dimentichiamo dell' irrilevanza totale all'estero, dei miliardi di riarmo ordinati dalla gallina tedesca, dei fallimenti totali politici e del nulla totale in questi anni di governo.
Così la leader ha voluto parlare alla sua base «sovranista» (in risposta a piazza del Popolo)
Il pranzo con Mattarella, che ha sempre celebrato Ventotene
Nell’aereo di Stato che la porta a Bruxelles, nel pomeriggio, dopo la bagarre che si è scatenata alla Camera sulle sue parole, Giorgia Meloni non arretra di un millimetro. Nel confronto con il suo staff, nelle telefonate che anticipano il suo atterraggio nella capitale belga, la premier è convinta delle coerenza delle cose che ha detto, consapevole — spiega ai suoi — di aver forse rotto un tabù, di aver detto una verità storica scomoda, ma irremovibile nelle ragioni di fondo del suo gesto: e cioè che storicamente la destra italiana, sin dal voto di adesione alla Comunità europea nel 1952, non si è mai discostata dall’obiettivo di un modello europeo confederale.
Può sembrare un ragionamento tecnico complesso, ma è necessario per capire l’attacco di ieri al Manifesto di Ventotene: quel documento, frutto visionario di un obiettivo che oggi viene omaggiato in ogni sede storica, architettonica (un pezzo del Parlamento Ue è dedicato a Spinelli) e istituzionale, per Fratelli d’Italia e per la cultura politica di Meloni aveva un gap incolmabile: puntava ad una confederazione, in cui il potere vero viene devoluto a Bruxelles, e gli spazi di sovranità dei singoli Stati si restringono in modo deciso. «Forse non tutti hanno capito che io sono una vera nazionalista e sovranista», è uno dei mantra della premier nelle sue conversazioni private.
Alla cena di ieri sera a Bruxelles con il suo gruppo di parlamentari europei è stata accolta con un applauso convinto: è stata ringraziata, «hai fatto un’operazione di verità che aspettavamo da anni», è stato il complimento e il sentire comune dei suoi deputati. E se chiedi di spiegare meglio questa posizione ti rispondono in modo semplice: «Noi lo diciamo da anni, e da anni lo dice anche Giorgia, crediamo in un’Europa che non si sostituisce agli Stati nazionali, che al massimo fa due o tre cose di rilievo che vengono devolute, ma che resta più vicina ad una confederazione che a ad una federazione, con gli Stati che restano sovrani sulla maggior parte della materie».
Il cortocircuito in Parlamento, almeno in parte, viene spiegato così. Si può obiettare che il Manifesto di Ventotene era il frutto di una visione del ‘900, di un gruppo di intellettuali che avevano subito il carcere e che non meritano il dileggio, che il testo è comunque diventato un corpus di idee di riferimento anche in seno alla Ue per il suo obiettivo finale, per la visione, quella appunto di un’Europa federale, non certo per le storie politiche, e drammatiche, dei singoli autori, o per i singoli passaggi del testo.
Di certo ieri al pranzo che il capo dello Stato ha offerto Meloni aveva davanti a sé una cultura politica diversa: per Sergio Mattarella quel Manifesto «è una lezione e un insegnamento senza scadenza, senza tempo», con valori «che erano allora richiesti ed espressi con una grande fede nella libertà, la fiducia nel corso della storia e anche il coraggio di posizioni di assoluta avanguardia». Una lezione di «grande attualità», secondo le parole pronunciate proprio a Ventotene, dove venivano mandati al confino gli oppositori di Mussolini, di cui certamente non si è discusso davanti agli altri ministri.
Resta la sensazione però, avallata dal suo staff, che Meloni abbia parlato in primo luogo ai suoi elettori, alla sua base, anche in risposta alla manifestazione di sabato scorso sull’Europa. Lei ha rivendicato un’idea di Ue diversa da quella della sinistra italiana. Lo ha fatto a modo suo, «ma non tutti sanno che nel ‘52 il Pci di Spinelli, anche se aveva aderito come indipendente, votò contro l’adesione» al primo nucleo di Comunità europea.
...ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni
«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta»
Così la leader ha voluto parlare alla sua base «sovranista» (in risposta a piazza del Popolo)
Il pranzo con Mattarella, che ha sempre celebrato Ventotene
Nell’aereo di Stato che la porta a Bruxelles, nel pomeriggio, dopo la bagarre che si è scatenata alla Camera sulle sue parole, Giorgia Meloni non arretra di un millimetro. Nel confronto con il suo staff, nelle telefonate che anticipano il suo atterraggio nella capitale belga, la premier è convinta delle coerenza delle cose che ha detto, consapevole — spiega ai suoi — di aver forse rotto un tabù, di aver detto una verità storica scomoda, ma irremovibile nelle ragioni di fondo del suo gesto: e cioè che storicamente la destra italiana, sin dal voto di adesione alla Comunità europea nel 1952, non si è mai discostata dall’obiettivo di un modello europeo confederale.
Può sembrare un ragionamento tecnico complesso, ma è necessario per capire l’attacco di ieri al Manifesto di Ventotene: quel documento, frutto visionario di un obiettivo che oggi viene omaggiato in ogni sede storica, architettonica (un pezzo del Parlamento Ue è dedicato a Spinelli) e istituzionale, per Fratelli d’Italia e per la cultura politica di Meloni aveva un gap incolmabile: puntava ad una confederazione, in cui il potere vero viene devoluto a Bruxelles, e gli spazi di sovranità dei singoli Stati si restringono in modo deciso. «Forse non tutti hanno capito che io sono una vera nazionalista e sovranista», è uno dei mantra della premier nelle sue conversazioni private.
Alla cena di ieri sera a Bruxelles con il suo gruppo di parlamentari europei è stata accolta con un applauso convinto: è stata ringraziata, «hai fatto un’operazione di verità che aspettavamo da anni», è stato il complimento e il sentire comune dei suoi deputati. E se chiedi di spiegare meglio questa posizione ti rispondono in modo semplice: «Noi lo diciamo da anni, e da anni lo dice anche Giorgia, crediamo in un’Europa che non si sostituisce agli Stati nazionali, che al massimo fa due o tre cose di rilievo che vengono devolute, ma che resta più vicina ad una confederazione che a ad una federazione, con gli Stati che restano sovrani sulla maggior parte della materie».
Il cortocircuito in Parlamento, almeno in parte, viene spiegato così. Si può obiettare che il Manifesto di Ventotene era il frutto di una visione del ‘900, di un gruppo di intellettuali che avevano subito il carcere e che non meritano il dileggio, che il testo è comunque diventato un corpus di idee di riferimento anche in seno alla Ue per il suo obiettivo finale, per la visione, quella appunto di un’Europa federale, non certo per le storie politiche, e drammatiche, dei singoli autori, o per i singoli passaggi del testo.
Di certo ieri al pranzo che il capo dello Stato ha offerto Meloni aveva davanti a sé una cultura politica diversa: per Sergio Mattarella quel Manifesto «è una lezione e un insegnamento senza scadenza, senza tempo», con valori «che erano allora richiesti ed espressi con una grande fede nella libertà, la fiducia nel corso della storia e anche il coraggio di posizioni di assoluta avanguardia». Una lezione di «grande attualità», secondo le parole pronunciate proprio a Ventotene, dove venivano mandati al confino gli oppositori di Mussolini, di cui certamente non si è discusso davanti agli altri ministri.
Resta la sensazione però, avallata dal suo staff, che Meloni abbia parlato in primo luogo ai suoi elettori, alla sua base, anche in risposta alla manifestazione di sabato scorso sull’Europa. Lei ha rivendicato un’idea di Ue diversa da quella della sinistra italiana. Lo ha fatto a modo suo, «ma non tutti sanno che nel ‘52 il Pci di Spinelli, anche se aveva aderito come indipendente, votò contro l’adesione» al primo nucleo di Comunità europea.
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