Inverno critico per l'Ucraina, senza aiuti e sulla difensiva: i russi guadagnano posizioni a est e sud
Il Pentagono suggerisce a Kiev una riorganizzazione dell’esercito: nell’anno che viene gli ucraini dovrebbero ruotare gli uomini, farli riposare, per poi andare all’attacco alla fine del 2024
L’inverno è cupo per gli ucraini, costretti sulla difensiva su quasi tutti i fronti e con gli aiuti occidentali precari. L’offensiva dell’estate non solo non ha portato i risultati sperati ma ha contribuito a indebolire lo schieramento, con perdite pesanti in uomini e mezzi, con un alto numero di feriti, compresi molti mutilati.
Le ultime informazioni segnalano una progressione dei russi nella regione est e a sud nel settore di Zaporizhzhia. Secondo alcune fonti, inoltre, sono a rischio le posizioni attorno alla località di Marinka, nell’oblast orientale di Donetsk. Se dovesse cadere, gli invasori potrebbero sfruttare il successo per migliorare la logistica e poi spingersi più avanti. Le criticità sono note. Kiev non ha scorte sufficienti di munizioni per l’artiglieria pesante, «pezzi» indispensabili sia per coprire gli assalti che respingere le manovre del nemico. In qualche area scarseggiano anche i colpi per i mortai. Le quote di proiettili previste dalla coalizione non sono state rispettate, frenate dai ritardi delle industrie europee e da ostacoli cronici nella catena di approvvigionamento. Mentre gli Usa, che pure hanno lanciato un programma per accelerare i ritmi, hanno bisogno comunque di tempo e hanno dovuto dirottare qualche carico verso Israele, impegnato nella Striscia di Gaza.
Migliore il bilancio per Mosca. Ha maggiori riserve (anche di soldati), ha ottenuto il contributo di Iran e soprattutto Nord Corea, ha dato fondo ai suoi depositi ancora pieni di cannoni, blindati e corazzati. Poco importa se sono modelli sorpassati: fanno massa, creano quantità.
Gli assalti però non sono stati agevoli neppure per i militari del neo-zar: i racconti descrivono dozzine di tank distrutti dagli ucraini, di plotoni falciati a ripetizione. Dall’inizio della crisi il Cremlino — secondo valutazioni dell’intelligence statunitense — ha avuto 315 mila tra morti e feriti. Questo non è bastato a fermare l’iniziativa bellica. Come nella battaglia di Bakhmut, i russi hanno cambiato tattica affidandosi maggiormente alla fanteria, ai battaglioni composti da ex galeotti, a truppe scelte e i risultati sono arrivati. Molto efficace il ricorso ai droni, specie quelli dotati di telecamere «termiche»: gli invasori se ne sono serviti per bersagliare i reparti che tentavano di aprire delle brecce nei vasti campi minati.
È evidente che c’è stata una sottovalutazione da parte dell’Ucraina e degli stessi occidentali dei bastioni creati dagli occupanti, l’ormai nota «linea Surovikin» eretta dal generale poi caduto in disgrazia. I russi hanno avuto mesi di tempo per prepararli, hanno piazzato migliaia di ordigni attorno alle fortificazioni, hanno usato al meglio la supremazia aerea, con incursioni di elicotteri d’attacco e caccia armati di bombe «plananti», strumenti dall’alto potere distruttivo.
Ora si guarda al futuro. Il Pentagono — secondo il New York Times — ha suggerito a Kiev di riorganizzare i ranghi e potenziare le difese per non concedere altro territorio: nell’anno che viene gli ucraini dovrebbero ruotare gli uomini, farli riposare, ricostituire l’esercito, per poi andare all’attacco alla fine del 2024 o nel 2025. Il presidente Zelensky sarebbe invece propenso a una strategia più dinamica, «creativa». Però non basta la tenace volontà degli ucraini: molto dipenderà se vi saranno fondi consistenti e materiale da parte di un Ovest titubante.
CorSera
Il Pentagono suggerisce a Kiev una riorganizzazione dell’esercito: nell’anno che viene gli ucraini dovrebbero ruotare gli uomini, farli riposare, per poi andare all’attacco alla fine del 2024
L’inverno è cupo per gli ucraini, costretti sulla difensiva su quasi tutti i fronti e con gli aiuti occidentali precari. L’offensiva dell’estate non solo non ha portato i risultati sperati ma ha contribuito a indebolire lo schieramento, con perdite pesanti in uomini e mezzi, con un alto numero di feriti, compresi molti mutilati.
Le ultime informazioni segnalano una progressione dei russi nella regione est e a sud nel settore di Zaporizhzhia. Secondo alcune fonti, inoltre, sono a rischio le posizioni attorno alla località di Marinka, nell’oblast orientale di Donetsk. Se dovesse cadere, gli invasori potrebbero sfruttare il successo per migliorare la logistica e poi spingersi più avanti. Le criticità sono note. Kiev non ha scorte sufficienti di munizioni per l’artiglieria pesante, «pezzi» indispensabili sia per coprire gli assalti che respingere le manovre del nemico. In qualche area scarseggiano anche i colpi per i mortai. Le quote di proiettili previste dalla coalizione non sono state rispettate, frenate dai ritardi delle industrie europee e da ostacoli cronici nella catena di approvvigionamento. Mentre gli Usa, che pure hanno lanciato un programma per accelerare i ritmi, hanno bisogno comunque di tempo e hanno dovuto dirottare qualche carico verso Israele, impegnato nella Striscia di Gaza.
Migliore il bilancio per Mosca. Ha maggiori riserve (anche di soldati), ha ottenuto il contributo di Iran e soprattutto Nord Corea, ha dato fondo ai suoi depositi ancora pieni di cannoni, blindati e corazzati. Poco importa se sono modelli sorpassati: fanno massa, creano quantità.
Gli assalti però non sono stati agevoli neppure per i militari del neo-zar: i racconti descrivono dozzine di tank distrutti dagli ucraini, di plotoni falciati a ripetizione. Dall’inizio della crisi il Cremlino — secondo valutazioni dell’intelligence statunitense — ha avuto 315 mila tra morti e feriti. Questo non è bastato a fermare l’iniziativa bellica. Come nella battaglia di Bakhmut, i russi hanno cambiato tattica affidandosi maggiormente alla fanteria, ai battaglioni composti da ex galeotti, a truppe scelte e i risultati sono arrivati. Molto efficace il ricorso ai droni, specie quelli dotati di telecamere «termiche»: gli invasori se ne sono serviti per bersagliare i reparti che tentavano di aprire delle brecce nei vasti campi minati.
È evidente che c’è stata una sottovalutazione da parte dell’Ucraina e degli stessi occidentali dei bastioni creati dagli occupanti, l’ormai nota «linea Surovikin» eretta dal generale poi caduto in disgrazia. I russi hanno avuto mesi di tempo per prepararli, hanno piazzato migliaia di ordigni attorno alle fortificazioni, hanno usato al meglio la supremazia aerea, con incursioni di elicotteri d’attacco e caccia armati di bombe «plananti», strumenti dall’alto potere distruttivo.
Ora si guarda al futuro. Il Pentagono — secondo il New York Times — ha suggerito a Kiev di riorganizzare i ranghi e potenziare le difese per non concedere altro territorio: nell’anno che viene gli ucraini dovrebbero ruotare gli uomini, farli riposare, ricostituire l’esercito, per poi andare all’attacco alla fine del 2024 o nel 2025. Il presidente Zelensky sarebbe invece propenso a una strategia più dinamica, «creativa». Però non basta la tenace volontà degli ucraini: molto dipenderà se vi saranno fondi consistenti e materiale da parte di un Ovest titubante.
CorSera
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