Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.
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Caccia britannici e tedeschi intercettano un aereo russo sull'Estonia
Altissima tensione dopo che ieri un jet russo ha danneggiato un drone statunitense sul Mar Nero. Biden informato dell'incidente. Gli Usa: 'Il drone stava conducendo operazioni di routine nello spazio aereo internazionale'. La Casa Bianca: 'Se il messaggio dei russi è non volare sul Mar Nero fallirà'. Secondo Mosca, il drone volava in direzione del confine russo, e non c'è stata nessuna collisione: il velivolo è caduto 'a causa di brusche manovre'. Washington convoca l'ambasciatore russo (ANSA)Spesso vado più d'accordo con persone che la pensano in maniera diametralmente opposta alla mia.
"Un acceso silenzio brucerà la campagna
come i falò la sera."
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Russia, Cina e Iran, esercitazioni militari congiunte nel Golfo di Oman
https://tg24.sky.it/mondo/2023/03/15...zioni-militari
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Media russi, reclutamento di 400mila militari da aprile
A partire dal primo aprile la Russia inizierà un nuovo reclutamento di militari a contratto. Il ministero della Difesa ha inviato ordini alle regioni indicando il numero di persone che dovranno firmare: secondo i media sarebbero 400mila i militari a contratto che dovranno aggiungersi all’esercito. Lo riporta il sito di Radio Svoboda. Secondo il quotidiano Vyrstka gli uffici di registrazione e arruolamento stanno cercando di compensare le perdite dell’esercito russo.
Media russi, reclutamenti per aumentare il numero di professionisti
Il reclutamento di nuovi militari professionisti in Russia (vedi notizia delle 8:26) rientra nel piano per incrementare la percentuale di soldati di professione rispetto a quelli di leva, già annunciato da Putin e dal ministero della Difesa. Lo scrive il sito Ura.Ru. Alla fine dello scorso anno il ministro della Difesa Serghei Shoigu aveva annunciato un piano per aumentare di circa un terzo il numero totale dei militari entro il 2026, per arrivare a 1,5 milioni. Di questi, circa la metà dovrebbero essere appunto professionisti. Secondo Ura.Ru, i piani di Shoigu prevedono di portare entro la fine del 2023 il numero dei militari a contratto da 400.000 a 521.000.
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Come evitare la terza guerra mondiale su Taiwan
L’America è disposta a rischiare una guerra diretta con un’altra potenza nucleare? Una delle risposte sta nella conferma dei piani dell’Aukus
«Mentre l’America si riarma in Asia e cerca di galvanizzare i suoi alleati, si profilano due domande. È disposta a rischiare una guerra diretta con un’altra potenza nucleare per difendere Taiwan, cosa che non è stata disposta a fare per l’Ucraina? E competendo militarmente con la Cina in Asia, potrebbe provocare la stessa guerra che sta cercando di prevenire?».
Queste domande le poneva l’Economist nell’editoriale che accompagnava la copertina della scorsa settimana, e si sono riproposte con la solenne conferma dei piani dell’«Aukus». La sigla sta per Australia-United Kingdom-United States e mira a creare nei prossimi anni una flotta di sottomarini a propulsione nucleare che ricordino perennemente alla Cina l’impossibilità di spadroneggiare nell’area dell’Indo-Pacifico e la risolutezza dell’Occidente — con le nazioni anglosassoni in prima fila — di fronte al rischio di un’invasione di Taiwan.
Le intenzioni difensive e preventive dell’alleanza sono chiare, e Gideon Rachman le riassume così sul FT: «Per i progettisti di Aukus, lo scopo del patto non è quello di scatenare una guerra, ma di prevenirla. È giustificato come un classico atto di deterrenza, volto a dissuadere la Cina dal dispiegare i suoi muscoli militari contro Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale. Ritengono che l’incapacità dell’Occidente di rispondere con forza in precedenza abbia incoraggiato la Cina a continuare a spingere. Come dice un alto funzionario australiano: “La debolezza è provocatoria”».
Pierre Haski di France Inter, ripreso da Internazionale, pone invece la questione in termini opposti: inutile far ricorso ai paradossi, sostiene, sono le prove muscolari ad apparire provocatorie e a rischiare di far deflagrare la contesa. Scrive l’analista francese: «Teoricamente dissuasivo, questo approccio rischia di trasformarsi in una profezia che si autoavvera e di trascinare l’intera regione in una corsa agli armamenti già avviata su tutti i fronti, inquadrando la rivalità soprattutto sul campo militare. La regione indo-pacifica è il luogo principale dell’innovazione e della produzione economica nel mondo, ma questa concorrenza si svolge all’ombra di una rivalità strategica esacerbata. Probabilmente l’Aukus non farà che alimentare ulteriormente un’insicurezza crescente».
Di certo l’America sta perseguendo una strategia di accerchiamento della Cina che i suoi alleati asiatici condividono, alimentano e rafforzano da almeno un anno. È l’effetto dell’aggressione all’Ucraina (ne abbiamo parlato sulla Rassegna del 7 marzo) riassunto dalle parole del premier giapponese Fumio Kishida: «Io stesso ho un forte senso di urgenza per il fatto che l’Ucraina di oggi potrebbe essere l’Asia orientale di domani». L’urgenza di cui parla Kishida è quella che lo ha indotto a presentare un piano per raddoppiare la spesa militare di un Paese che dalla Seconda guerra mondiale aveva prima subìto e poi scelto fortissime limitazioni nella sua concezione dell’autodifesa. Una svolta condivisa da Corea del Sud e Filippine, l’una propensa come mai a dotarsi di armi nucleari e le altre a riavvicinarsi agli Stati Uniti dopo il lungo gelo dell’era Duterte. Per non parlare dell’India, che se non intende certo condividere atti ostili verso Mosca, non fa mistero di considerare la sua partecipazione alla Quad — l’alleanza quadrilaterale con Usa, Australia e Giappone — una scelta strategica in funzione anti-cinese.
Queste prese di posizione portano Haski a dire che «la Cina non si sbaglia» quando denuncia precisamente «una strategia di “accerchiamento”, un termine eccessivo trattandosi di un paese popolato da un miliardo e mezzo di persone, ma che si avvicina molto alla realtà. Durante la guerra fredda si parlava di “arginamento”». Ma se l’accerchiamento è frutto di una sollevazione così condivisa tra gli alleati dell’America, nessuno dei quali si sognerebbe di attaccare la Cina per primo, appare chiaro che sono loro a sentirsi accerchiati dall’aggressività cinese — esplosa con la leadership di Xi Jinping — e si armano e organizzano per non farsi trovare impreparati a una guerra.
Il punto, il punto vero, è che quella guerra sarebbe tremenda per tutti, e questo è il deterrente più funzionale. Lo scenario che delinea l’Economist sembra la trama di certi filmacci fanta-catastrofici ma è drammaticamente realistico: «Una guerra per Taiwan potrebbe coinvolgere una nuova generazione di armi, come i missili ipersonici e le armi antisatellite, causando distruzioni incalcolabili e provocando ritorsioni imprevedibili. Le ricadute economiche sarebbero devastanti. Taiwan è il principale fornitore mondiale di semiconduttori avanzati. L’America, la Cina e il Giappone, le tre economie più grandi e tra le più interconnesse, adotterebbero sanzioni, paralizzando il commercio globale. L’America solleciterebbe l’Europa e gli altri Paesi amici a imporre un embargo alla Cina». E via scivolando verso l’Armageddon globale.
Come sempre, però, il settimanale inglese non si ferma all’analisi pessimistica ma si sforza di delineare la soluzione migliore possibile, locuzione nella quale la parola chiave è «possibile». Dunque non una vittoria senza ombre del bene sul male, non una resa della Cina, un suo disarmo unilaterale, una rinuncia della superpotenza totalitaria da un miliardo e mezzo di abitanti alla piccola isola democratica: tutte cose che non ci saranno. Ma un equilibrio che eviti la guerra congelando la pace: «L’obiettivo non dovrebbe essere quello di risolvere la questione di Taiwan, ma di rinviarla».
Più nel dettaglio: «L’America e l’attuale regime cinese non saranno mai d’accordo su Taiwan. Ma hanno un interesse comune a evitare una terza guerra mondiale. I primi 15 anni della guerra fredda americano-sovietica sono stati caratterizzati da una terrificante miscela di mimetismo e di errori quasi catastrofici, fino a quando la crisi dei missili di Cuba non ha dato il via a una rinascita della diplomazia. Questo è il terreno su cui si trova ora il mondo».
Evitare la guerra è insomma il massimo obiettivo possibile rispetto a un nemico che la mette in conto, che con questa leadership ripete di non volere rinunciare a Taiwan. Evitare la guerra, prendere tempo — che vuol dire anche lustri — e nel frattempo quella leadership passerà. E quella successiva avrà almeno un quadro chiaro della determinazione dell’America e dei suoi alleati. Si potrebbe sostenere che un congelamento simile è anche l’unica via d’uscita dall’impasse ucraina. L’argomento è serio. Solo che lì la guerra c’è già, da oltre un anno, e il congelamento va ottenuto senza premiare chi l’ha cominciata.
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Originariamente Scritto da M K K Visualizza MessaggioI droni usbae nato , anche i nostri aerei spia/ comunicazioni volano in zone di confine ucraine dall'.inizo delle offensive, tanti si vedevano pure su flyradar
Bisogna stare attenti a non esasperare oltre ogni limite una situazione già in rapido e continuo deterioramento...ma queste ormai sono parole al vento che al più possiamo rimpallare tra di noi, perchè le dinamiche belliche in atto sono immense e non tutte soggiacciono al controllo delle umane volontà coinvolte, perchè è Kratos che impera.Last edited by Sean; 15-03-2023, 15:39:05....ma di noi
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Dunque secondo alcuni analisti, e secondo gli americani, il modo migliore per abbassare la tensione nell'Indo-Pacifico ed evitare uno scontro apocalittico con la Cina è armare quella zona fino ai denti, inviare sottomarini nucleari, accerchiare la Cina, sottrarle il suo spazio vitale (e nazionale, visto che Taiwan è parte della nazione cinese) e farla sentire prigioniera in casa propria.
Quando nella storia l'innalzamento della pressione militare su di una nazione militarmente potente, con un regime dittatoriale, ha evitato una guerra? Mai.
Anzi accade quello che descrive bene Pierre Haski nell'articolo: «Teoricamente dissuasivo, questo approccio rischia di trasformarsi in una profezia che si autoavvera e di trascinare l’intera regione in una corsa agli armamenti già avviata su tutti i fronti, inquadrando la rivalità soprattutto sul campo militare. La regione indo-pacifica è il luogo principale dell’innovazione e della produzione economica nel mondo, ma questa concorrenza si svolge all’ombra di una rivalità strategica esacerbata. Probabilmente l’Aukus non farà che alimentare ulteriormente un’insicurezza crescente».
Gli americani sono dei folli scriteriati che conoscono solo la legge del revolver. Nel mentre in Europa infuria una guerra dagli esiti ignoti e inquietanti, ne apparecchiano un'altra andando a stuzzicare il dragone cinese, il che non solo ha l'effetto di rinsaldare l'asse cinese con la Russia ma anche quello di scatenare una corsa ad un riarmo (di truppe, di aviazione, di flotta e di arsenale nucleare) e di rafforzare la leadership cinese, oltre a mettere in serissimo pericolo l'economia mondiale, in quella Cina dove passa tanto della produzione occidentale (americana compresa).
La diplomazia, antichissima arma capace di disinnescare le armi vere, di sciogliere i nodi gordiani e ricomporre, prima che si aprano, le fratture tra potenze, la diplomazia pure nella crisi del Pacifico non esiste, non viene contemplata tra le alternative praticabili, è soffocata, fatta sparire nella culla. La soluzione americana è minacciare da presso la Cina puntando i fucili. Un gioco d'azzardo, di quelli che piacciono tanto a quei barbari mai realmente civilizzatisi, un rilancio al buio che non ha mai e mai portato a calmierare le acque, a favorire la pace.Last edited by Sean; 15-03-2023, 15:38:14....ma di noi
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Originariamente Scritto da Sean Visualizza MessaggioCome evitare la terza guerra mondiale su Taiwan
L’America è disposta a rischiare una guerra diretta con un’altra potenza nucleare? Una delle risposte sta nella conferma dei piani dell’Aukus
«Mentre l’America si riarma in Asia e cerca di galvanizzare i suoi alleati, si profilano due domande. È disposta a rischiare una guerra diretta con un’altra potenza nucleare per difendere Taiwan, cosa che non è stata disposta a fare per l’Ucraina? E competendo militarmente con la Cina in Asia, potrebbe provocare la stessa guerra che sta cercando di prevenire?».
Queste domande le poneva l’Economist nell’editoriale che accompagnava la copertina della scorsa settimana, e si sono riproposte con la solenne conferma dei piani dell’«Aukus». La sigla sta per Australia-United Kingdom-United States e mira a creare nei prossimi anni una flotta di sottomarini a propulsione nucleare che ricordino perennemente alla Cina l’impossibilità di spadroneggiare nell’area dell’Indo-Pacifico e la risolutezza dell’Occidente — con le nazioni anglosassoni in prima fila — di fronte al rischio di un’invasione di Taiwan.
Le intenzioni difensive e preventive dell’alleanza sono chiare, e Gideon Rachman le riassume così sul FT: «Per i progettisti di Aukus, lo scopo del patto non è quello di scatenare una guerra, ma di prevenirla. È giustificato come un classico atto di deterrenza, volto a dissuadere la Cina dal dispiegare i suoi muscoli militari contro Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale. Ritengono che l’incapacità dell’Occidente di rispondere con forza in precedenza abbia incoraggiato la Cina a continuare a spingere. Come dice un alto funzionario australiano: “La debolezza è provocatoria”».
Pierre Haski di France Inter, ripreso da Internazionale, pone invece la questione in termini opposti: inutile far ricorso ai paradossi, sostiene, sono le prove muscolari ad apparire provocatorie e a rischiare di far deflagrare la contesa. Scrive l’analista francese: «Teoricamente dissuasivo, questo approccio rischia di trasformarsi in una profezia che si autoavvera e di trascinare l’intera regione in una corsa agli armamenti già avviata su tutti i fronti, inquadrando la rivalità soprattutto sul campo militare. La regione indo-pacifica è il luogo principale dell’innovazione e della produzione economica nel mondo, ma questa concorrenza si svolge all’ombra di una rivalità strategica esacerbata. Probabilmente l’Aukus non farà che alimentare ulteriormente un’insicurezza crescente».
Di certo l’America sta perseguendo una strategia di accerchiamento della Cina che i suoi alleati asiatici condividono, alimentano e rafforzano da almeno un anno. È l’effetto dell’aggressione all’Ucraina (ne abbiamo parlato sulla Rassegna del 7 marzo) riassunto dalle parole del premier giapponese Fumio Kishida: «Io stesso ho un forte senso di urgenza per il fatto che l’Ucraina di oggi potrebbe essere l’Asia orientale di domani». L’urgenza di cui parla Kishida è quella che lo ha indotto a presentare un piano per raddoppiare la spesa militare di un Paese che dalla Seconda guerra mondiale aveva prima subìto e poi scelto fortissime limitazioni nella sua concezione dell’autodifesa. Una svolta condivisa da Corea del Sud e Filippine, l’una propensa come mai a dotarsi di armi nucleari e le altre a riavvicinarsi agli Stati Uniti dopo il lungo gelo dell’era Duterte. Per non parlare dell’India, che se non intende certo condividere atti ostili verso Mosca, non fa mistero di considerare la sua partecipazione alla Quad — l’alleanza quadrilaterale con Usa, Australia e Giappone — una scelta strategica in funzione anti-cinese.
Queste prese di posizione portano Haski a dire che «la Cina non si sbaglia» quando denuncia precisamente «una strategia di “accerchiamento”, un termine eccessivo trattandosi di un paese popolato da un miliardo e mezzo di persone, ma che si avvicina molto alla realtà. Durante la guerra fredda si parlava di “arginamento”». Ma se l’accerchiamento è frutto di una sollevazione così condivisa tra gli alleati dell’America, nessuno dei quali si sognerebbe di attaccare la Cina per primo, appare chiaro che sono loro a sentirsi accerchiati dall’aggressività cinese — esplosa con la leadership di Xi Jinping — e si armano e organizzano per non farsi trovare impreparati a una guerra.
Il punto, il punto vero, è che quella guerra sarebbe tremenda per tutti, e questo è il deterrente più funzionale. Lo scenario che delinea l’Economist sembra la trama di certi filmacci fanta-catastrofici ma è drammaticamente realistico: «Una guerra per Taiwan potrebbe coinvolgere una nuova generazione di armi, come i missili ipersonici e le armi antisatellite, causando distruzioni incalcolabili e provocando ritorsioni imprevedibili. Le ricadute economiche sarebbero devastanti. Taiwan è il principale fornitore mondiale di semiconduttori avanzati. L’America, la Cina e il Giappone, le tre economie più grandi e tra le più interconnesse, adotterebbero sanzioni, paralizzando il commercio globale. L’America solleciterebbe l’Europa e gli altri Paesi amici a imporre un embargo alla Cina». E via scivolando verso l’Armageddon globale.
Come sempre, però, il settimanale inglese non si ferma all’analisi pessimistica ma si sforza di delineare la soluzione migliore possibile, locuzione nella quale la parola chiave è «possibile». Dunque non una vittoria senza ombre del bene sul male, non una resa della Cina, un suo disarmo unilaterale, una rinuncia della superpotenza totalitaria da un miliardo e mezzo di abitanti alla piccola isola democratica: tutte cose che non ci saranno. Ma un equilibrio che eviti la guerra congelando la pace: «L’obiettivo non dovrebbe essere quello di risolvere la questione di Taiwan, ma di rinviarla».
Più nel dettaglio: «L’America e l’attuale regime cinese non saranno mai d’accordo su Taiwan. Ma hanno un interesse comune a evitare una terza guerra mondiale. I primi 15 anni della guerra fredda americano-sovietica sono stati caratterizzati da una terrificante miscela di mimetismo e di errori quasi catastrofici, fino a quando la crisi dei missili di Cuba non ha dato il via a una rinascita della diplomazia. Questo è il terreno su cui si trova ora il mondo».
Evitare la guerra è insomma il massimo obiettivo possibile rispetto a un nemico che la mette in conto, che con questa leadership ripete di non volere rinunciare a Taiwan. Evitare la guerra, prendere tempo — che vuol dire anche lustri — e nel frattempo quella leadership passerà. E quella successiva avrà almeno un quadro chiaro della determinazione dell’America e dei suoi alleati. Si potrebbe sostenere che un congelamento simile è anche l’unica via d’uscita dall’impasse ucraina. L’argomento è serio. Solo che lì la guerra c’è già, da oltre un anno, e il congelamento va ottenuto senza premiare chi l’ha cominciata.
CorSera
la strategia di contenimento che ha funzionato brillantemente nei decenni passati non funziona più adesso che la cina è diventata la seconda superpotenza mondiale.
Il problema non è solo quello di fare dietrofront a taiwan sacrificando l'indipendenza dell'isola, cosa che comporterebbe tra le altre cose un crollo mostruoso di prestigio per gli USA (che avevano investito moltissimo sull'isola anche mediaticamente) ma anche quello di fare accettare agli USA che il pacifico non sarà più solo "il loro mare".......ma che i cinesi inizieranno a scorrazzare nello stesso....cosa che agli stati uniti fa una paura tremenda, dato che neanche l'Unione Sovietica era mai riuscita nell'impresa di mettere in discussione la superiorità navale USA
Ho paura che gli USA siano pronti a tirare moltissimo la cordaOriginariamente Scritto da SPANATEMELAparliamo della mezzasega pipita e del suo golllaaaaaaaaaaaaazzzoooooooooooooooooo contro la rubentusOriginariamente Scritto da GoodBoy!ma non si era detto che espressioni tipo rube lanzie riommers dovevano essere sanzionate col rosso?
grazie.
PROFEZZOREZZAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
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Cina, impegno Aukus di non proliferazione è puro inganno
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''Deleghiamo, delocalizziamo e subappaltiamo l'INTERA PRODUZIONE MONDIALE di elementi essenziali e basilari per la tecnologia Occidentale a due nazioni; una regime socialista totalmente deciso a riprendersi il posto che per migliaia di anni ha avuto nella Storia, che vediamo (e che ci vede) come rivale, e l'altra piccola isola ribelle fondata da nazionalisti in fuga dalla prima nazione e a rischio riannessione perpetua ... cosa mai potrà andare storto?''
Il prossimo che dice che ''il capitalismo è un organismo intelligente che si regola da se'' lo prenderei a badilate sui denti
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Originariamente Scritto da LARRY SCOTT2 Visualizza Messaggio''Deleghiamo, delocalizziamo e subappaltiamo l'INTERA PRODUZIONE MONDIALE di elementi essenziali e basilari per la tecnologia Occidentale a due nazioni; una regime socialista totalmente deciso a riprendersi il posto che per migliaia di anni ha avuto nella Storia, che vediamo (e che ci vede) come rivale, e l'altra piccola isola ribelle fondata da nazionalisti in fuga dalla prima nazione e a rischio riannessione perpetua ... cosa mai potrà andare storto?''
Il prossimo che dice che ''il capitalismo è un organismo intelligente che si regola da se'' lo prenderei a badilate sui denti
Sent from my Pixel 7 Pro using TapatalkOriginariamente Scritto da claudio96
sigpic
più o meno il triplo
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Originariamente Scritto da LARRY SCOTT2 Visualizza Messaggio''Deleghiamo, delocalizziamo e subappaltiamo l'INTERA PRODUZIONE MONDIALE di elementi essenziali e basilari per la tecnologia Occidentale a due nazioni; una regime socialista totalmente deciso a riprendersi il posto che per migliaia di anni ha avuto nella Storia, che vediamo (e che ci vede) come rivale, e l'altra piccola isola ribelle fondata da nazionalisti in fuga dalla prima nazione e a rischio riannessione perpetua ... cosa mai potrà andare storto?''
Il prossimo che dice che ''il capitalismo è un organismo intelligente che si regola da se'' lo prenderei a badilate sui denti
sui prodotti essenziali "semplici" l'affermazione è vera in parte
perché la Cina è la prima fabbrica del mondo ma ce ne sono anche tante (leggasi altri Stati) altre disseminate in tutto il sudest asiatico
sulla produzione di taiwan temo che nessuno stato del primo mondo ad oggi sia riuscito o abbia provato a replicarlaOriginariamente Scritto da SPANATEMELAparliamo della mezzasega pipita e del suo golllaaaaaaaaaaaaazzzoooooooooooooooooo contro la rubentusOriginariamente Scritto da GoodBoy!ma non si era detto che espressioni tipo rube lanzie riommers dovevano essere sanzionate col rosso?
grazie.
PROFEZZOREZZAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
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Originariamente Scritto da LARRY SCOTT2 Visualizza Messaggio''Deleghiamo, delocalizziamo e subappaltiamo l'INTERA PRODUZIONE MONDIALE di elementi essenziali e basilari per la tecnologia Occidentale a due nazioni; una regime socialista totalmente deciso a riprendersi il posto che per migliaia di anni ha avuto nella Storia, che vediamo (e che ci vede) come rivale, e l'altra piccola isola ribelle fondata da nazionalisti in fuga dalla prima nazione e a rischio riannessione perpetua ... cosa mai potrà andare storto?''
Il prossimo che dice che ''il capitalismo è un organismo intelligente che si regola da se'' lo prenderei a badilate sui denti
Nel frattempo abbiamo pure portato la produzione industriale da loro, complimentiOriginariamente Scritto da Marco pli 200 kg di massimale non siano così irraggiungibili in arco di tempo ragionevole per uno mediamente dotato.Originariamente Scritto da master wallaceIO? Mai masturbato.Originariamente Scritto da master wallaceIo sono drogato..
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"Un acceso silenzio brucerà la campagna
come i falò la sera."
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Spesso vado più d'accordo con persone che la pensano in maniera diametralmente opposta alla mia.
"Un acceso silenzio brucerà la campagna
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