Cosa sta succedendo a Kaliningrad, punto per punto (Andrea Marinelli) Uno dei punti dove più alta è la tensione tra la Russia e l’Occidente, in queste ore, non è nel territorio ucraino — ma a Kaliningrad, una «exclave» russa affacciata sul Mar Baltico.
Cosa sta succedendo?
Punto per punto:
Cosa è successo?
Venerdì la Lituania ha vietato il traffico ferroviario sul suo territorio di beni soggetti alle sanzioni internazionali contro la Russia, isolando l’exclave di Kaliningrad affacciata sul Mar Baltico. Ieri Mosca ha reagito avvertendo che, qualora Vilnius non dovesse eliminare il blocco, prenderà le misure necessarie per difendere i propri interessi nazionali. La questione, sostiene il governatore di Kaliningrad Anton Alikhanov «può essere risolta con mezzi diplomatici» e per questo il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore dell’Unione europea a Mosca Markus Ederer.
Cos’è Kaliningrad, e dove si trova?
Kaliningrad è una exclave russa, un territorio russo separato dalla Madre Patria che si trova fra Lituania e Polonia ed è affacciato sul Mar Baltico, di cui è uno dei principali porti: insieme a quello di Baltijsk è l’unico porto russo della regione aperto tutto l’anno senza ghiacciare e qui, dal 1952, è di stanza la flotta del Baltico. Kaliningrad è il capoluogo dell’omonimo oblast, ha quasi 500 mila abitanti ed è un avamposto militare da cui Mosca può minacciare l’Europa: i missili sparati dall’exclave — anche gli Iskander a capacità nucleare — possono colpire Berlino e le principali città dell’Europa orientale. Fu annessa all’Unione Sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale — fino al 1946 si chiamava Königsberg ed era tedesca: vi era nato il filosofo Immanuel Kant — ed è stata ribattezzata Kaliningradin onore di Mikhail Kalinin, primo presidente del Soviet supremo ed eroe della rivoluzione russa. Durante la presidenza di Vladimir Putin l’exclave acquistò maggiore importanza strategica in risposta al percorso delle Repubbliche Baltiche e della Polonia verso l’Europa e la Nato: «Da allora, il Baltico si è trasformato nel pericoloso bacino di giochi di guerra, quelli che vanno sotto il nome di esercitazioni congiunte e che restano pacifici fino a prova contraria».
Cosa può succedere ora?
Da mesi la televisione russa ospita appelli costanti alla creazione di un corridoio tra Kaliningrad e il resto del Paese, che sarebbe possibile solo con un attacco militare. Mosca ha da tempo rapporti tesi con la Lituania, il primo dei Paesi Baltici a staccarsi dall’Unione Sovietica nel 1990. Dopo l’inizio dell’operazione militare «speciale» di Putin in Ucraina, in Lituania si sono moltiplicate le piazze e le vie dedicate ai morti del gennaio 1991, quando le truppe sovietiche attaccarono gli edifici governativi di Vilnius per interrompere il processo di indipendenza del Paese ormai in corso. Come aveva spiegato Wolfgang Münchau lo scorso anno, «dalla storia europea abbiamo appreso quanto siano pericolosi i corridoi»: da Kaliningrad parte quello di Suwalki, lungo circa 300 chilometri, che passa in territorio polacco e unisce l’exclave alla Bielorussia di Lukashenko, fedele alleato del Cremlino. «Il corridoio», spiegava Münchau, potrebbe trasformarsi in « una serratura a doppia mandata per i Paesi Baltici. Il blocco di Suwalki rafforzerebbe il controllo del Cremlino sulla Bielorussia ed esporrebbe a ulteriori rischi la sicurezza della Polonia».
CorSera
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Venerdì la Lituania ha vietato il traffico ferroviario sul suo territorio di beni soggetti alle sanzioni internazionali contro la Russia, isolando l’exclave di Kaliningrad affacciata sul Mar Baltico. Ieri Mosca ha reagito avvertendo che, qualora Vilnius non dovesse eliminare il blocco, prenderà le misure necessarie per difendere i propri interessi nazionali. La questione, sostiene il governatore di Kaliningrad Anton Alikhanov «può essere risolta con mezzi diplomatici» e per questo il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore dell’Unione europea a Mosca Markus Ederer.
Cos’è Kaliningrad, e dove si trova?
Kaliningrad è una exclave russa, un territorio russo separato dalla Madre Patria che si trova fra Lituania e Polonia ed è affacciato sul Mar Baltico, di cui è uno dei principali porti: insieme a quello di Baltijsk è l’unico porto russo della regione aperto tutto l’anno senza ghiacciare e qui, dal 1952, è di stanza la flotta del Baltico. Kaliningrad è il capoluogo dell’omonimo oblast, ha quasi 500 mila abitanti ed è un avamposto militare da cui Mosca può minacciare l’Europa: i missili sparati dall’exclave — anche gli Iskander a capacità nucleare — possono colpire Berlino e le principali città dell’Europa orientale. Fu annessa all’Unione Sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale — fino al 1946 si chiamava Königsberg ed era tedesca: vi era nato il filosofo Immanuel Kant — ed è stata ribattezzata Kaliningradin onore di Mikhail Kalinin, primo presidente del Soviet supremo ed eroe della rivoluzione russa. Durante la presidenza di Vladimir Putin l’exclave acquistò maggiore importanza strategica in risposta al percorso delle Repubbliche Baltiche e della Polonia verso l’Europa e la Nato: «Da allora, il Baltico si è trasformato nel pericoloso bacino di giochi di guerra, quelli che vanno sotto il nome di esercitazioni congiunte e che restano pacifici fino a prova contraria».
Cosa può succedere ora?
Da mesi la televisione russa ospita appelli costanti alla creazione di un corridoio tra Kaliningrad e il resto del Paese, che sarebbe possibile solo con un attacco militare. Mosca ha da tempo rapporti tesi con la Lituania, il primo dei Paesi Baltici a staccarsi dall’Unione Sovietica nel 1990. Dopo l’inizio dell’operazione militare «speciale» di Putin in Ucraina, in Lituania si sono moltiplicate le piazze e le vie dedicate ai morti del gennaio 1991, quando le truppe sovietiche attaccarono gli edifici governativi di Vilnius per interrompere il processo di indipendenza del Paese ormai in corso. Come aveva spiegato Wolfgang Münchau lo scorso anno, «dalla storia europea abbiamo appreso quanto siano pericolosi i corridoi»: da Kaliningrad parte quello di Suwalki, lungo circa 300 chilometri, che passa in territorio polacco e unisce l’exclave alla Bielorussia di Lukashenko, fedele alleato del Cremlino. «Il corridoio», spiegava Münchau, potrebbe trasformarsi in « una serratura a doppia mandata per i Paesi Baltici. Il blocco di Suwalki rafforzerebbe il controllo del Cremlino sulla Bielorussia ed esporrebbe a ulteriori rischi la sicurezza della Polonia».
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