Juventus-Empoli di Coppa Italia, risultato 3-5 dopo i calci di rigore. Thiago Motta: «Vergogna, qui si pretende senza meritare»
Nel primo tempo in vantaggio i toscani con un gran gol di Maleh, poi Konate si divora il raddoppio. Nella ripresa pari di Thuram con un gol d'alta scuola. Poi i rigori
Succede l’inimmaginabile nella notte buia e perfida dello Stadium. La Juventus, dopo la Champions, saluta anche la Coppa Italia e Motta torna sul banco degli imputati. Il piccolo Empoli, in piena lotta per non retrocedere e a secco di vittorie dall’8 dicembre contro il Verona, regala la sorpresa più grande dei quarti di finale. Thiago cade malamente e le quattro vittorie di fila in campionato, viatico per un finale di stagione in crescendo, vengono ricacciate in fondo al pozzo nero. L’allenatore si assume la colpa di questo fallimento: «Che vergogna, è colpa mia. Spero che le critiche siano severe, ce le siamo meritate. Non ho fatto capire alla squadra l’importanza di questa partita e di questa maglia. Vergogna, qui si pretende senza meritare».
La Juve offre il peggio di sé, lenta, superficiale, presuntuosa, reattiva solo negli ultimi venti minuti, dopo che Thuram pareggia la rete di Maleh nel primo tempo. I complimenti vanno tutti alla squadra di D’Aversa, piena di giovani e di coraggio. L’Empoli ha più volte l’occasione di allungare durante i novanta minuti, anche se poi si prende la prima semifinale della sua storia soltanto ai rigori, l’ultimo, l’ottavo, tirato da un ragazzo del vivaio, il difensore Marianucci, seguito anche Spalletti. E sempre ai rigori, a dicembre, i toscani avevano eliminato la Fiorentina.
La serata di Coppa, per i tifosi della Juve, assomiglia a un film dell’orrore. I fischi sono assordanti. E pensare che l’appuntamento, contro una squadra in crisi di risultati e con dieci assenti, sembrava una formalità.
Nel primo tempo in vantaggio i toscani con un gran gol di Maleh, poi Konate si divora il raddoppio. Nella ripresa pari di Thuram con un gol d'alta scuola. Poi i rigori
Succede l’inimmaginabile nella notte buia e perfida dello Stadium. La Juventus, dopo la Champions, saluta anche la Coppa Italia e Motta torna sul banco degli imputati. Il piccolo Empoli, in piena lotta per non retrocedere e a secco di vittorie dall’8 dicembre contro il Verona, regala la sorpresa più grande dei quarti di finale. Thiago cade malamente e le quattro vittorie di fila in campionato, viatico per un finale di stagione in crescendo, vengono ricacciate in fondo al pozzo nero. L’allenatore si assume la colpa di questo fallimento: «Che vergogna, è colpa mia. Spero che le critiche siano severe, ce le siamo meritate. Non ho fatto capire alla squadra l’importanza di questa partita e di questa maglia. Vergogna, qui si pretende senza meritare».
La Juve offre il peggio di sé, lenta, superficiale, presuntuosa, reattiva solo negli ultimi venti minuti, dopo che Thuram pareggia la rete di Maleh nel primo tempo. I complimenti vanno tutti alla squadra di D’Aversa, piena di giovani e di coraggio. L’Empoli ha più volte l’occasione di allungare durante i novanta minuti, anche se poi si prende la prima semifinale della sua storia soltanto ai rigori, l’ultimo, l’ottavo, tirato da un ragazzo del vivaio, il difensore Marianucci, seguito anche Spalletti. E sempre ai rigori, a dicembre, i toscani avevano eliminato la Fiorentina.
La serata di Coppa, per i tifosi della Juve, assomiglia a un film dell’orrore. I fischi sono assordanti. E pensare che l’appuntamento, contro una squadra in crisi di risultati e con dieci assenti, sembrava una formalità.
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