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Morire in carcere: Stefano Cucchi - aggiornamenti -
Ma non sono state fatte dichiarazioni da parte di ministri ed autorità istutuzionali varie(non una e non da parte di uno solo) secondo cui il povero ragazzo è morto perchè sottopeso e perchè drogato?
Adesso cambia tutto?
Eagle
Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza.
NEUROPROLOTERAPIA - la nuova cura per problemi articolari e muscolari. Mininvasiva ma soprattutto, che funziona! kluca64@yahoo.com
Ma non sono state fatte dichiarazioni da parte di ministri ed autorità istutuzionali varie(non una e non da parte di uno solo) secondo cui il povero ragazzo è morto perchè sottopeso e perchè drogato?
Adesso cambia tutto?
Eagle
E' stato Giovanardi a dire che la causa della morte era da ricercarsi nel peso del ragazzo (42 kg), dall'anoressia indotta dall'uso di droghe.
Poi ha chiesto scusa
Originariamente Scritto da Leonida
gary io più ti leggo e più maledico l' alfabetizzazione, la democrazia e la rivoluzione francese, tu dovevi coltivare il tuo manso in padania dietro un affitto che dovevi al tuo signore.
Originariamente Scritto da Bad Girl
ho sempre pensato che tu hai proprio bisogno di prenderlo di più,scusami se te lo dico ma ricordi me ai tempi della tristezza..per me puoi cambiare, se ce l'ho fatta io.. puoi farcela anche tu
Originariamente Scritto da gorgone
ma manca la verità più vera, le donne non vanno ascoltate, ma virilmente guidate.
La procura: in ospedale negligenza e imperizia. Dal rifiuto del cibo
alle tensioni durante le visite. I rapporti scritti dei dottori: un paziente molto polemico
Il calvario nel diario della clinica
"Così l'hanno lasciato morire"
di CARLO BONINI
Stefano Cucchi
ROMA - Stefano Cucchi ha cominciato a morire in un sotterraneo, dunque. Sul pavimento delle camere di sicurezza del Tribunale. Dove il 16 ottobre, tra le 9.30 e le 12.30, tre agenti della polizia penitenziaria gli hanno spezzato la schiena a calci e pugni prima ancora che un giudice lo processasse. Eppure, questa verità, che dobbiamo al coraggio di un giovane detenuto africano, S. Y. (di cui "Repubblica" ha dato conto qualche giorno fa), non chiude la storia. Perché a finire il lavoro avviato dai tre uomini in giubba blu - Nicola Minichini, Corrado Santantonio, Antonio Domenici - è stata la "negligenza", "imperizia", "imprudenza" di tre uomini in camice bianco.
Medici della "struttura protetta" dell'Ospedale "Sandro Pertini". Il primario del reparto, Aldo Fierro. Due dei suoi "specialisti", Stefania Corbi e Rosita Caponetti. A documentarlo è uno scartafaccio che la Procura della Repubblica ha acquisito agli atti dell'inchiesta. Fogli prestampati con il logo - un lucchetto - scelto da questo tipo di struttura sanitaria per distinguersi da altre. Annotati nella grafia a tratti incomprensibile che molti medici esibiscono come vezzo. È il diario clinico del "paziente Cucchi Stefano, nato a Roma l'1-10-78". Dei suoi cinque giorni di ricovero nella corsia di ospedale che è stata la sua tomba. Del lavoro di chi - accusa oggi la procura - chinandosi al suo capezzale ne ha sottovalutato la sofferenza fisica e psicologica, fino "a lasciarlo morire".
Leggiamo.
È il 17 ottobre, un sabato. Alle 19.45, Stefano viene "accettato" nella "struttura protetta" del "Pertini". Arriva in ambulanza dal "Fatebenefratelli", l'ospedale in cui è stato rapidamente trasferito dal carcere di Regina Coeli e dove gli sono state diagnosticate, con le profonde ecchimosi al volto, le fratture della vertebra L3 e di quella del coccige. Per i suoi 31 anni, è uno scricciolo d'uomo (arriva a stento ai 50 chili), ha avuto problemi di tossicodipendenza, è in evidente stato di alterazione emotiva. Non mangia da almeno due giorni. Ma la "scheda infermieristica" con cui viene avviato in corsia se dà atto che "il paziente, in ragione delle fratture alle vertebre, è completamente allettato e immobile", certifica tuttavia che "la percezione sensoriale non è limitata e lo stato di nutrizione eccellente". Non c'è uno straccio di anamnesi. Non un riferimento ai suoi problemi di epilessia.
Lo sistemano nel "letto numero 16" e, il 18 ottobre, lo visita una prima volta la dottoressa Stefania Corbi, 38 anni, che l'albo dei medici segnala "specialista in oncologia". "Paziente molto polemico - scrive - Si gira con la testa mantenendo la posizione prona. Si convince a farsi visitare, ma è comunque scarsamente "collaborante"". Quel "collaborante" al posto di "collaborativo", segnala il lapsus linguistico-carcerario di un medico di cui si indovina l'approccio. E le sbrigative conclusioni. "Il paziente presenta verosimile ematoma regione glutea sinistra (dove lo hanno preso a calci ndr.) e vistoso ematoma ed ecchimosi preorbitaria sinistra. Rifiuta di continuare a parlare. Impossibile proseguire. Somministrare "Contramal" (un analgesico ndr.) al bisogno".
Il 19 ottobre, un secondo medico (la firma è illeggibile) torna ad accostare il letto di Stefano. Con annotazioni che documentano come, a distanza ormai di oltre 48 ore dalle fratture alla schiena, nessuno si sia ancora preoccupato di "stabilizzare" il corpo di quel ragazzo. "Paziente non accessibile al colloquio - si legge - Rifiuta visita". Epperò "si consiglia una consulenza ortopedica" che, evidentemente, ancora non si è trovato il modo di fare. Stefano è una mummia di dolore. "Condizioni generali scadute. Viva dolorabilità alla digitopressione, compatibile con diagnosi fratturativa di L3 recente. Algia sacrococcigea viva. Paziente in decubito. Si consiglia rx tratto lombare su L3. Da rivedere dopo rx".
Il 21 ottobre, dopo che le ventiquattro ore precedenti sono state riassunte in una sola riga ("Il paziente rifiuta la visita"), in corsia è di nuovo la dottoressa Stefania Corbi. "Si propone nuovamente al paziente reidratazione endovenosa - scrive - Ma il paziente rifiuta perché vuole prima parlare con il suo avvocato e con l'assistente della comunità Ceis. Rifiuta anche di alimentarsi, come sta facendo sin dall'ingresso per lo stesso motivo. Per lo stesso motivo rifiuta anche di effettuare ecografia dell'addome".
Stefano Cucchi pesa ormai meno di 40 chili. E gli sono rimaste dodici ore da vivere. Il volto e il corpo scheletrico dell'uomo nel "letto 16" che la dottoressa ha davanti è esattamente lo spettro che verrà documentato dalle foto scattate al cadavere il giorno successivo. Ma la vista di quel teschio non deve allarmarla più di tanto. Perché se è vero che, a margine di questa pagina del diario clinico, uno sgorbio di firma che sembrerebbe quella della Corbi, segnala che "in accordo con il direttore dottor Fierro si predispone relazione clinica da inviare al magistrato" (documento che mai partirà per il Tribunale), è altrettanto vero che medico e paziente stanno per avere la loro ultima discussione. Che dice tutto su come vadano le cose lì dentro. Scrive la Corbi. "Il paziente accetta comunque idratazione orale. Ha un atteggiamento oppositivo e diffidente. È polemico sul vitto, affermando di non poter mangiare riso, patate e carne, in quanto celiaco, come gli sarebbe stato comunicato dal medico che gli ha diagnosticato la malattia. Si cerca di spiegare al paziente che quegli alimenti non sono affatto contenenti glutine e possono essere assunti tranquillamente da pazienti affetti da celiachia. Ma appare diffidente. Si consegna al paziente la lista degli alimenti privi e contenenti glutine scaricata dal sito (internet ndr.) dell'associazione italiana celiaci".
Il "polemico", "oppositivo" e "diffidente" Stefano affronta la sua ultima notte con il consiglio di mangiare riso, pasta e carne e la lista dell'associazione italiana celiaci sul comodino. Alle 6.15 del 22 ottobre, il suo cuore schianta. Senza la presenza di un solo rianimatore. Ma - annota la Corbi - circondato "da personale infermieristico impegnato in manovre di rianimazione fino alle 6.45, ora del decesso".
Bye
Originariamente Scritto da TheSandman
Brunetta li ha anticipati spregiandoli, ma altrimenti sarebbe finito all'incontrario.
.Passate a trovarmi e lasciate un messaggio, thx.
________
gary io più ti leggo e più maledico l' alfabetizzazione, la democrazia e la rivoluzione francese, tu dovevi coltivare il tuo manso in padania dietro un affitto che dovevi al tuo signore.
Originariamente Scritto da Bad Girl
ho sempre pensato che tu hai proprio bisogno di prenderlo di più,scusami se te lo dico ma ricordi me ai tempi della tristezza..per me puoi cambiare, se ce l'ho fatta io.. puoi farcela anche tu
Originariamente Scritto da gorgone
ma manca la verità più vera, le donne non vanno ascoltate, ma virilmente guidate.
Sono casi isolati quelli che arrivano a morire... Ma quanti saranno ogni giorno vessati, umiliati e picchiati in queste carceri italiane?
Bhè, forse se le meritano...
Originariamente Scritto da Leonida
gary io più ti leggo e più maledico l' alfabetizzazione, la democrazia e la rivoluzione francese, tu dovevi coltivare il tuo manso in padania dietro un affitto che dovevi al tuo signore.
Originariamente Scritto da Bad Girl
ho sempre pensato che tu hai proprio bisogno di prenderlo di più,scusami se te lo dico ma ricordi me ai tempi della tristezza..per me puoi cambiare, se ce l'ho fatta io.. puoi farcela anche tu
Originariamente Scritto da gorgone
ma manca la verità più vera, le donne non vanno ascoltate, ma virilmente guidate.
Al di là del tentativo di fare scalpore e notizia non leggo in questo stralcio di repubblica fatti da poter giustificare quel titolo.
Un paziente che rifiuta di farsi curare rimane pur sempre un paziente da rispettare. Se rifiuta di fare l'ecografia, di farsi idratare e visitare non puoi obbligarlo.
E il termine "pz non collaborante" è assolutamente corretto e di uso corrente, mentre non si usa mai collaborativo.
Diciamo che i giornalisti ce la mettono tutta anche a costo di scrivere strafalcioni, e questo purtroppo li scredita, almeno ai miei occhi, e non so più quanto credergli per tutto il resto...
Eagle
Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza.
NEUROPROLOTERAPIA - la nuova cura per problemi articolari e muscolari. Mininvasiva ma soprattutto, che funziona! kluca64@yahoo.com
Al di là del tentativo di fare scalpore e notizia non leggo in questo stralcio di repubblica fatti da poter giustificare quel titolo.
Un paziente che rifiuta di farsi curare rimane pur sempre un paziente da rispettare. Se rifiuta di fare l'ecografia, di farsi idratare e visitare non puoi obbligarlo.
E il termine "pz non collaborante" è assolutamente corretto e di uso corrente, mentre non si usa mai collaborativo.
Diciamo che i giornalisti ce la mettono tutta anche a costo di scrivere strafalcioni, e questo purtroppo li scredita, almeno ai miei occhi, e non so più quanto credergli per tutto il resto...
Eagle
Eagle,permettimi,ma che senso ha stare a guardare i termini utilizzati dai giornalisti?
E' questo ciò che è importante? O invece ciò che purtroppo,nell'indifferenza e nell 'incuria, è accaduto? E che fa perdere anche quel barlume di fiducia che si dovrebbe riporre nello Stato e nelle istituzioni di un paese che si definisce "civile"? Qui il problema non sono i giornalisti,o la stampa o i media in generale.
Qui il gravissimo problema è quello della perdita di ogni diritto nel momento in cui entri in un carcere. O anche l'assolutà libertà nel picchiare un ragazzo di 47 kg , e nel lasciarlo morire perchè "polemico e non collaborante".
Di fronte a tutto ciò non esistono giustificazioni di alcun tipo.
Inoltre(giusto per la cronaca)da quanto è stato riportato sembra che Stefano Cucchi si opponesse alle cure perchè avrebbe prima voluto parlare con il suo avvocato.
Ad ogni modo, di fronte a qualcuno che rifiuti il cibo e altro, i medici non possono certo star lì,con le mani in mano, ad assistere al suicidio di qualcuno, dovrebbero prima di tutto ricorrere a misure urgenti,e soprattutto contattare i familiari.Tutto questo non è avvenuto,perchè nel momento in cui entri in un carcere, diventi meno di zero,diventi nulla,la tua vita non ha più importanza.
Per non parlare poi dei tanti casi di malasanità,che avvengono per incuria e imperizia anche al di fuori dell 'ambito carcerario.Ci sono medici che andrebbero presi e rinchiusi,avendo l'accortezza di gettare via la chiave.
E oltre al fatto in sè, ciò che rende tutto ancora più assurdo è la lettura di certe repliche e certi commenti,che lasciano letteralmente senza parole e che sono una mancanza di rispetto nei confronti di un ragazzo morto in un modo orribile.
P.S. Citando una frase letta in questi giorni su un blog:
"Ora sappiamo cosa avrebbe dovuto fare Eluana: farsi trovare con un pò di fumo nel lettino."
Qui il problema non sono i giornalisti,o la stampa o i media in generale.
Diciamo che questi giornalisti stanno cavancando l'onda e fanno di tutto per cavalcarla creando il più possibile malcontento e confusione. E questo è parte del problema: informare e non distorcere le informazioni.
Qui il gravissimo problema è quello della perdita di ogni diritto nel momento in cui entri in un carcere.
Quando entri in carcere, da come ho capito che funziona (la legge intendo), di fatto li perdi tutti i diritti civili, è chi ti prende in carico che dovrebbe fare le tue veci e garantirti un trattamento umano e rispettoso delle leggi vigenti.
...e nel lasciarlo morire perchè "polemico e non collaborante".
Di fronte a tutto ciò non esistono giustificazioni di alcun tipo.
Inoltre(giusto per la cronaca)da quanto è stato riportato sembra che Stefano Cucchi si opponesse alle cure perchè avrebbe prima voluto parlare con il suo avvocato.
Ad ogni modo, di fronte a qualcuno che rifiuti il cibo e altro, i medici non possono certo star lì,con le mani in mano, ad assistere al suicidio di qualcuno, dovrebbero prima di tutto ricorrere a misure urgenti,e soprattutto contattare i familiari.Tutto questo non è avvenuto,perchè nel momento in cui entri in un carcere, diventi meno di zero,diventi nulla,la tua vita non ha più importanza.
Sul questo discorso che fai non sono completamente d'accordo con te.
Un soggetto maggiorenne ha il diritto di opporsi alle cure e non mi risulta che vi siano leggi carcerarie diverse da quelle civili normali che impongano di non rispettare questa volontà del paziente.
Che lui non volesse farsi curare perchè prima voleva vedere il suo avvocato non capisco cosa ci azzecchi. Se era suo diritto vedere l'avvocato e la cosa gli è stata negata è UN ALTRO problema, non certo dei medici dell'ospedale in cui era ricoverato. Di fatto, SE è vero che rifiutava le visite, gli esami e le terapie, aveva il diritto di farlo e i medici hanno fatto il loro dovere a rispettare queste sue volontà.
Sul fatto che se un malato rifiuta di mangiare i medici abbiano il dovere di contattare i familiari ... beh ... non è assolutamente vero. E' una violazione della privacy, per cui il soggetto potrebbe anche denunciare i medici. Se sei maggiorenne non è necessario informare nessuno tranne te. Anzi, per poter informare qualcuno, o perchè qualcuno possa chiedere informazioni sul tuo stato di salute, serve una tua autorizzazione scritta.
Mi sembra comunque che la diagnosi di verosimile frattura di L3 sia stata fatta, e che il rifiuto delle cure sia stato quello che ha fatto fare la relazione al magistrato, che presumo potesse poi obbligare in qualche modo il soggetto a sottoporsi alle cure (non so in base a quale legge però).
Ma Stefano Cucchi sappiamo di cosa è morto almeno?
Ti ricordo che non si muore per una frattura di una vertebra lombare...la cui cura, spesso, è il riposo a letto ...
Per non parlare poi dei tanti casi di malasanità,che avvengono per incuria e imperizia anche al di fuori dell 'ambito carcerario.Ci sono medici che andrebbero presi e rinchiusi,avendo l'accortezza di gettare via la chiave.
Questi sono luoghi comuni che non accetto, mi dispiace.
Ci sono uomini che sbagliano, a volte anche in mala fede, in TUTTI gli ambiti. Chi sbaglia paga secondo le regole del gioco. Questo vale per tutti ed è frutto della disinformazione dei famosi giornalisti di prima se oggi in Italia tutti possono sparlare di tutti.
Concludendo: sono assolutamente d'accordo sul fatto che ci sia qualche cosa di estremamente grave in quello che è successo. Che le responsabilità vanno chiarite e le cose DEVONO cambiare. Mi sembra però che l'informazione a riguardo stia prendendo una direzione molto strumentalizzata che interpreta (ma sopratutto spinge a far interpretare) alcuni dei fatti (forse tutti, non lo posso sapere a questo punto) in modo distorto.
Eagle
Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza.
NEUROPROLOTERAPIA - la nuova cura per problemi articolari e muscolari. Mininvasiva ma soprattutto, che funziona! kluca64@yahoo.com
Direi di picchiare chiunque, anche pesasse 200 kili.
Quello si,è ovviamente un discorso con validità generale,ma credo che sia evidente come sia ancora più vigliacco e disumano accanirsi in più persone contro un ragazzo sottopeso o non in ottimali condizioni fisiche.
Un soggetto maggiorenne ha il diritto di opporsi alle cure e non mi risulta che vi siano leggi carcerarie diverse da quelle civili normali che impongano di non rispettare questa volontà del paziente.
Che lui non volesse farsi curare perchè prima voleva vedere il suo avvocato non capisco cosa ci azzecchi. Se era suo diritto vedere l'avvocato e la cosa gli è stata negata è UN ALTRO problema, non certo dei medici dell'ospedale in cui era ricoverato. Di fatto, SE è vero che rifiutava le visite, gli esami e le terapie, aveva il diritto di farlo e i medici hanno fatto il loro dovere a rispettare queste sue volontà.
Quindi abbiamo assolto tutti,perchè lui rifiutava le cure,perchè maggiorenne.Anzi dobbiamo ringraziare i medici che a quanto pare devono avergli fatto un favore,siano benedetti nei secoli dei secoli.Amen.
Purtroppo non è così semplice come l'hai messa tu.Sono argomenti che nemmeno la legge riesce a definire bene. Ad esempio metti il caso che si tratti di una persona che in quel momento per le condizioni psico-fisiche in cui si ritrova ed eventi stressanti concomitanti non sia pienamente lucida e non si renda conto bene a cosa va incontro.
Nel dubbio,che si fa,la si lascia morire,tanto chissenefrega?
Sul fatto che se un malato rifiuta di mangiare i medici abbiano il dovere di contattare i familiari ... beh ... non è assolutamente vero. E' una violazione della privacy, per cui il soggetto potrebbe anche denunciare i medici. Se sei maggiorenne non è necessario informare nessuno tranne te. Anzi, per poter informare qualcuno, o perchè qualcuno possa chiedere informazioni sul tuo stato di salute, serve una tua autorizzazione scritta.
Volevo dire che se la situazione è grave, e vedi che un paziente è in pericolo di vita, si dovrebbero informare i familiari in un mondo civile.
Oppure magari per evitare di violare la privacy,potremmo anche evitare di comunicare che il paziente sia morto.Perchè no?
Ci sono uomini che sbagliano, a volte anche in mala fede, in TUTTI gli ambiti. Chi sbaglia paga secondo le regole del gioco.
Siamo d'accordo.Ci sono uomini che sbagliano in tutti gli ambiti ,anche in quello medico. Ma questo discorso non toglie che ci siano medici che andrebbero rinchiusi.
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