Originariamente Scritto da Sean
Visualizza Messaggio
Il tempo ciclico è quello della natura, che si rinnova nel suo dare la vita ininterrotto.
Ma se la natura genera, l'uomo è invero generato, per cui non può riprodurre, con le proprie forze, la rinascita incessante, perchè come creatura egli non si rigenera, ma matura.
Ciò che manda in crisi l'uomo, dunque, è questa separazione tra il tempo circolare della natura-genitrice ed il suo essere destinato ad un termine, e perciò ad un tempo perfettamente lineare.
Come accordarsi?
Nell'accettare che nel percorso verso il punto ultimo ci si trasformi continuamente, e così cercare di vivere in armonia con questa consapevolezza e con se stessi rispetto al grado di maturazione raggiunto, così come ogni creatura generata nasce, matura, muore, una linearità all'interno dell'ininterrotta ciclicità della procreazione.
Nel percorso dalla nascita alla morte noi costruiamo la nostra vita:
Non è esatto ciò che dice Junger, che in questo processo i contenuti passino in secondo piano, anzi, proprio perchè il tempo personale è un tempo lineare, all'interno del più grande tempo ciclico della generazione naturale, tutto assume un aspetto di unicità e di non replicabilità:
Ecco perchè per la creatura il tempo è prezioso, e tutt'altro che uniforme.
Anche la concezione cristiana del tempo che va verso un fine vede all'estuario una rinascita, un tempo prestabilito in cui si sarà completamente se stessi, noi e le nostre cose, i legami che si consumano, rinnovate una sola volta ma per sempre.
E' il concetto della restaurazione in Cristo, la potente visione escatologica che vede l'uomo risorgere nella sua perfezione ideale, quella che da sempre susssiste in Dio, prima Idea e contenitore e generatore di tutte le altre.
Cristo, alla fine del tempo, del nostro tempo, ci riporterà, purificate, tutte quelle cose che noi vediamo passarci tra le mani senza poterle trattenere:
La restaurazione di tutte le cose in Cristo sposa la circolarità della natura alla linearità del destino umano, rendendolo perfetto.
Trovo questo pensiero, oltre che affascinante nella sua forza speculativa, anche estremamente consolante.
Ma se la natura genera, l'uomo è invero generato, per cui non può riprodurre, con le proprie forze, la rinascita incessante, perchè come creatura egli non si rigenera, ma matura.
Ciò che manda in crisi l'uomo, dunque, è questa separazione tra il tempo circolare della natura-genitrice ed il suo essere destinato ad un termine, e perciò ad un tempo perfettamente lineare.
Come accordarsi?
Nell'accettare che nel percorso verso il punto ultimo ci si trasformi continuamente, e così cercare di vivere in armonia con questa consapevolezza e con se stessi rispetto al grado di maturazione raggiunto, così come ogni creatura generata nasce, matura, muore, una linearità all'interno dell'ininterrotta ciclicità della procreazione.
Nel percorso dalla nascita alla morte noi costruiamo la nostra vita:
Non è esatto ciò che dice Junger, che in questo processo i contenuti passino in secondo piano, anzi, proprio perchè il tempo personale è un tempo lineare, all'interno del più grande tempo ciclico della generazione naturale, tutto assume un aspetto di unicità e di non replicabilità:
Ecco perchè per la creatura il tempo è prezioso, e tutt'altro che uniforme.
Anche la concezione cristiana del tempo che va verso un fine vede all'estuario una rinascita, un tempo prestabilito in cui si sarà completamente se stessi, noi e le nostre cose, i legami che si consumano, rinnovate una sola volta ma per sempre.
E' il concetto della restaurazione in Cristo, la potente visione escatologica che vede l'uomo risorgere nella sua perfezione ideale, quella che da sempre susssiste in Dio, prima Idea e contenitore e generatore di tutte le altre.
Cristo, alla fine del tempo, del nostro tempo, ci riporterà, purificate, tutte quelle cose che noi vediamo passarci tra le mani senza poterle trattenere:
La restaurazione di tutte le cose in Cristo sposa la circolarità della natura alla linearità del destino umano, rendendolo perfetto.
Trovo questo pensiero, oltre che affascinante nella sua forza speculativa, anche estremamente consolante.
Commenta