Ecco parte del testo della canzone "IL Pettirosso" di Gino Paoli, che in queste ore sta suscitando tante polemiche: "Aveva gli occhi come un pettirosso/era una donna di undici anni e mezzo - recita il testo - si alzò la gonna per saltare il fosso/aveva addosso un vestitino rosso. Mentre passava in mezzo a quel giardino/di settant'anni incontrò un bambino/voleva ancora afferrare tutto/e non sapeva cos'é bello e cos'é brutto/e l'afferrò con cattiveria/lei si trovò le gambe in aria/lui che cercava cosa fare/c'era paura e c'era male". Il testo prosegue così: "E il male lo afferrò proprio nel cuore/come succede con il primo amore/e lei allora lo prese tra le braccia/con le manine gli accarezzò la faccia/così per sempre si addormentò per riposare/come un bambino stanco di giocare". Sono figlia di uno scrittore, a mia volta scrivo e ho vissuto nel mondo dello spettacolo sin da bambina. So benissimo cosa significa la libertà di esprimersi per un artista, so benissimo che non si può censurare, nè limitare la creatività degli artisti, siano essi grandi artisti o artisti mediocri. I giudizi sull'arte e la creatività altrui sono sempre soggettivi e non c' è autorità che debba censurarla. In queste ore sono tante le polemiche suscitate dalla canzone di Gino Paoli "IL PETTIROSSO",che secondo alcuni, racchiude un messaggio "pericoloso". Questo aggettivo, però, non mi sembra il più appropriato per dare un giudizio sul senso di questa canzone.
"Pericolose", caso mai, possono esserne le conseguenze. L'aggettivo più appropriato per definire il testo de "Il Pettirosso", è "Falso". Il concetto base è falso. La descrizione della scena orrenda delo stupro della bambina è vera, mentre la pietà che poi la bambina prova per il suo violentatore è "falsa". Nessuna bambina violentata proverebbe mai pietà per il suo violentatore, neppure se invece di essere un vecchio, fosse alto, giovane e con gli occhi azzurri. Il vecchio pedofilo che Paoli assolve, definendolo un "bambino", è un essere malato e mostruoso che nel momento in cui interrompe la corsa della bambina, interrompe la sua infanzia, creandole problemi che si ripercuoteranno su tutta la sua vita affettiva di adulta. Quella bambina non sarà più la stessa e il ricordo del suo violentatore l'accompagnerà per sempre. Il voyeurismo che si avverte nella descrizione della bambina che si alza la gonna, le parole usate per dipingere il suo "salto del fosso", sono poi la parte peggiore della canzone. La bambina è un oggetto sessuale, che suscita desiderio. Nel testo, poi, la piccola protagonista della storia non viene chiamata "bambina" ma "donna di 11 anni" che, amio avviso, salta metaforicamente il "fosso", per diventare "dopo lo stupro" adulta. Una "donna di 11 anni" che ha fatto un regalo ad un vecchio che stava per morire e, alla fine, ne è contenta.
Ieri ai giornalisti Paoli ha spiegato che la canzone parla di "umanità, una parola importante da capire. La scopre solo il bambino, che non ha sovrastrutture". Ecco, dire che un bambino può provare UMANITA' per un pedofilo, sottintende che il bambino è migliore perchè non ha sovrastrutture, mentre l'adulto crea dei mostri, potrebbe essere inteso come un incoraggiamento ad approfittare dei bambini, perchè da loro si potrebbe essere perdonati, o forse addirittura tollerati.
Il mondo descritto da Paoli nella sua canzone è un mondo molto apprezzato dai pedofili, ma la nostra società e le nostre leggi, puniscono chi ha rapporti sessuali con i minori e, sinceramente, non so da quale ricerca Paoli abbia ricavato l'informazione che a 11 anni le bambine non rimarrebbero traumatizzate dall'essere violentate da un adulto.
In parlamento giace da due anni una proposta di legge contro la pedofilia dell'Italia dei Valori. In questa proposta di legge è previsto anche il reato di pedofilia culturale. L'onorevole Alessandro Pagano del PDL ha presentato qualche mese fa una proposta di legge (appoggiata da parlamentari di quasi tutti gli schieramenti) che riprende il concetto prevedendo l'istituzione del reato di "pedofilia culturale". Ecco, se questa legge fosse già in vigore, la canzone "Il pettirosso", rientrerebbe, a mio avviso, in questa fattispecie di reato e sarebbe, quindi, censurabile.
Autore: Roberta Lerici/Responsabile Politiche Infanzia Idv/ 23 gennaio 2009/ Articolo riproducibile solo citando autore e link attivo.
"Pericolose", caso mai, possono esserne le conseguenze. L'aggettivo più appropriato per definire il testo de "Il Pettirosso", è "Falso". Il concetto base è falso. La descrizione della scena orrenda delo stupro della bambina è vera, mentre la pietà che poi la bambina prova per il suo violentatore è "falsa". Nessuna bambina violentata proverebbe mai pietà per il suo violentatore, neppure se invece di essere un vecchio, fosse alto, giovane e con gli occhi azzurri. Il vecchio pedofilo che Paoli assolve, definendolo un "bambino", è un essere malato e mostruoso che nel momento in cui interrompe la corsa della bambina, interrompe la sua infanzia, creandole problemi che si ripercuoteranno su tutta la sua vita affettiva di adulta. Quella bambina non sarà più la stessa e il ricordo del suo violentatore l'accompagnerà per sempre. Il voyeurismo che si avverte nella descrizione della bambina che si alza la gonna, le parole usate per dipingere il suo "salto del fosso", sono poi la parte peggiore della canzone. La bambina è un oggetto sessuale, che suscita desiderio. Nel testo, poi, la piccola protagonista della storia non viene chiamata "bambina" ma "donna di 11 anni" che, amio avviso, salta metaforicamente il "fosso", per diventare "dopo lo stupro" adulta. Una "donna di 11 anni" che ha fatto un regalo ad un vecchio che stava per morire e, alla fine, ne è contenta.
Ieri ai giornalisti Paoli ha spiegato che la canzone parla di "umanità, una parola importante da capire. La scopre solo il bambino, che non ha sovrastrutture". Ecco, dire che un bambino può provare UMANITA' per un pedofilo, sottintende che il bambino è migliore perchè non ha sovrastrutture, mentre l'adulto crea dei mostri, potrebbe essere inteso come un incoraggiamento ad approfittare dei bambini, perchè da loro si potrebbe essere perdonati, o forse addirittura tollerati.
Il mondo descritto da Paoli nella sua canzone è un mondo molto apprezzato dai pedofili, ma la nostra società e le nostre leggi, puniscono chi ha rapporti sessuali con i minori e, sinceramente, non so da quale ricerca Paoli abbia ricavato l'informazione che a 11 anni le bambine non rimarrebbero traumatizzate dall'essere violentate da un adulto.
In parlamento giace da due anni una proposta di legge contro la pedofilia dell'Italia dei Valori. In questa proposta di legge è previsto anche il reato di pedofilia culturale. L'onorevole Alessandro Pagano del PDL ha presentato qualche mese fa una proposta di legge (appoggiata da parlamentari di quasi tutti gli schieramenti) che riprende il concetto prevedendo l'istituzione del reato di "pedofilia culturale". Ecco, se questa legge fosse già in vigore, la canzone "Il pettirosso", rientrerebbe, a mio avviso, in questa fattispecie di reato e sarebbe, quindi, censurabile.
Autore: Roberta Lerici/Responsabile Politiche Infanzia Idv/ 23 gennaio 2009/ Articolo riproducibile solo citando autore e link attivo.
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