Hanno gia' detto tutto ... bastardi ...
Comunque, io sono molto empatico, mi affeziono molto ai pazienti piu' "sfigati", mi ci attacco, mi capita di passare a visitarli o anche solo a trovarli anche se non ci dovrei essere (week end, anche ferie a volte).
Relaticamente alle morti farei un distinguo tra situazioni acute e annunciate.
Quando arriva un politrauma che alla fine (nel giro di qualche ora diciamo) muore, spesso e volentieri non ho fatto in tempo a conoscerlo, non ho fatto in tempo a parlare con i parenti, ho solo lavorato spesso freneticamente nel vano tentativo di salvarlo.
un paio di anni fa mi e' capitato di parlare con un ragazzo in palestra alle 20 di un mercoledi ... vedermelo arrivare dopo un incidente di macchina il giovedi ... e vederlo morire dopo 5 minuti ...
La cosa pero' e' talmente rapida che l'effetto, paradossalmente, e' quasi surreale. Non so come dire ... quasi non ci credi ... ti sembra impossibile ...
Non essendo poi un amico o una persona che frequentavo regolarmente non ti accorgi neanche della sua assenza ...
In questo caso c'e' comunque una delusione, ma e' comunque un "estraneo", ed ancor di piu' lo sono i parenti.
In caso di pazienti che sai che moriranno o che comunque conosci, e conosci magari i parenti, perche' li hai incontrati piu' volte e ci hai parlato, la cosa e' piu' complicata, perche' la partecipazione emotiva e' maggiore.
E' capitato di vedere gente e fare, dopo gli esami e magari i piccoli interventi necessari, diagnosi di un cancro con indicazione ad interventi molto piu' rischiosi ... ritrovarli poi in reparto per l'interventone ... operarli ... e poi vederli affondare tra qualche maledetta complicazione post operatoria e alla fine, non tutti ovviamente, morire.
In questi casi c'e' molta "storia" dietro, c'e' una relazione sia col paziente che spesso, con i parenti. L'impatto emotivo e' maggiore.
Per me almeno.
Eagle
Comunque, io sono molto empatico, mi affeziono molto ai pazienti piu' "sfigati", mi ci attacco, mi capita di passare a visitarli o anche solo a trovarli anche se non ci dovrei essere (week end, anche ferie a volte).
Relaticamente alle morti farei un distinguo tra situazioni acute e annunciate.
Quando arriva un politrauma che alla fine (nel giro di qualche ora diciamo) muore, spesso e volentieri non ho fatto in tempo a conoscerlo, non ho fatto in tempo a parlare con i parenti, ho solo lavorato spesso freneticamente nel vano tentativo di salvarlo.
un paio di anni fa mi e' capitato di parlare con un ragazzo in palestra alle 20 di un mercoledi ... vedermelo arrivare dopo un incidente di macchina il giovedi ... e vederlo morire dopo 5 minuti ...
La cosa pero' e' talmente rapida che l'effetto, paradossalmente, e' quasi surreale. Non so come dire ... quasi non ci credi ... ti sembra impossibile ...
Non essendo poi un amico o una persona che frequentavo regolarmente non ti accorgi neanche della sua assenza ...
In questo caso c'e' comunque una delusione, ma e' comunque un "estraneo", ed ancor di piu' lo sono i parenti.
In caso di pazienti che sai che moriranno o che comunque conosci, e conosci magari i parenti, perche' li hai incontrati piu' volte e ci hai parlato, la cosa e' piu' complicata, perche' la partecipazione emotiva e' maggiore.
E' capitato di vedere gente e fare, dopo gli esami e magari i piccoli interventi necessari, diagnosi di un cancro con indicazione ad interventi molto piu' rischiosi ... ritrovarli poi in reparto per l'interventone ... operarli ... e poi vederli affondare tra qualche maledetta complicazione post operatoria e alla fine, non tutti ovviamente, morire.
In questi casi c'e' molta "storia" dietro, c'e' una relazione sia col paziente che spesso, con i parenti. L'impatto emotivo e' maggiore.
Per me almeno.
Eagle
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